Augurio natalizio

Cari tutti/tutte,

Buon Natale! Un evento a cui la Gerusalemme terrena si trova tristemente del tutto impreparata e forse ostile, schiava com’è insieme ai suoi figli (Galati 4,25). Infatti l’antico e drammaticamente attuale Israele, viene definito vetus Israel, l’Israele “vecchio”, prima di Cristo, che non riconosce il Fatto (come amava definirlo don Giussani) che ha ribaltato la storia per la presenza poco meno che triennale (!) del Verbo Incarnato, in quella che è per antonomasia la Terrasanta!

Presenza che costituisce la stessa ragion d’essere del novus Israel, che sussiste nella Chiesa di Cristo, la comunità “missionaria” che accoglie la primizia dei redenti alla quale abbiamo la gioia e l’umile orgoglio di appartenere. Meister Eckhart parla in proposito di Natale dell’anima. È l’anima che rinasce a Natale nel grembo verginale-materno della Chiesa e quindi è la Chiesa stessa che come Maria di Nazareth non cessa di generare il Verbo nel segno eucaristico, per la mediazione dei sacerdoti! Ricordiamo la celebre affermazione di Teilhard de Chardin: In quanti lo accolgono, il Verbo prolunga l’atto mai terminato della sua nascita.

Da questo stupore ebbe origine il Presepe di Greccio nel 1223! Di fatto a Natale si registra un maggiore afflusso di fedeli alla messa… sarà anche per il fascino che riveste questa ricorrenza con quanto l’accompagna, spesso offuscato da una visione secolarizzata e consumistica!

Riflettendo su questo, vedo mirabilmente riassunto il mio augurio (che nei termini in cui è formulato riveste peraltro una portata planetaria nel testo biblico) in un Salmo (SALMO 87 (86))  che mi è particolarmente caro per la visione ecumenica, nel senso più esteso del termine, del suo messaggio. Non aggiungo altro per non ritardarvi la gioia di una folgorante meditazione, con la quale raccogliamo la più pura tradizione e il dono più grande del vetus Israel nel cui tronco è innestato il nuovo, nel quale alla fine dei tempi confluirà anche l’antico Israele. Faccio mio un pensiero che era molto caro al card. Martini!

Vi auguro una fruttuosa meditazione: “Nascesse mille volte in Betlem, se Cristo non nasce in te sei perduto/a per sempre” (Silesio). Sono molteplici le vie con cui Cristo “prende corpo” in noi. Ripercorriamole nella nostra meditazione e riviviamole nella Comunione eucaristica il giorno di Natale!

Nella vicendevole preghiera, con sincero affetto,

P. Antonio e il Consiglio Direttivo del CENTRO STUDI “Teilhard de Chardin per il futuro dell’uomo”

Natale 2023