
Saggio di Annamaria Tassone Bernardi
Teilhard è conosciuto tra i moderni pensatori religiosi, come l’apostolo del Cristo Universale, del Cristo Cosmico. Egli ha lungamente riflettuto su Cristo tanto che la sua vita può essere considerata una lunga “contemplazione” dei grandi misteri cristici (Creazione, Incarnazione, Redenzione). Non è del tutto corretto parlare di “teologia” di Teilhard. A più riprese ha dichiarato che di Dio in sé non avrebbe detto nulla, perché nella sua trascendenza egli è invisibile, intangibile, dunque indescrivibile. Scienziato avvezzo a studiare ciò che si constata, a privilegiare il fenomeno, fissa la sua attenzione su Cristo, che è colui che, come dice San Giovanni, abbiamo visto, toccato, ascoltato. Oggetto della riflessione di Teilhard è il Dio incarnato, il Dio con noi. Nella “Messa sul mondo” così prega: “Altri annuncino, grazie al loro elevato incarico gli splendori del tuo puro Spirito!… per parte mia voglio e posso solo parlare degli innumerevoli prolungamenti del tuo Essere incarnato attraverso la Materia…io non saprò mai predicare altro che il mistero della tua Carne o Anima che traspari da tutto ciò che ci circonda!”
Dunque Telhard ha fatto soprattutto della Cristologia rinnovata e dilatata a dimensioni cosmiche. Il Cristo Universale non è una eclatante definizione da lui ideata allo scopo di modernizzare la figura di Cristo. E’ il Cristo storico, nato in Palestina più di 2000 anni fa, che gli si rivela in tutta la sua grandezza, soprattutto nella sua funzione di elemento organicamente costitutivo del mondo, dal momento che lo colloca nell’attuale quadro storico evolutivo e lo coniuga secondo il paradigma della Cosmogenesi, cioè di un mondo che continuamente nasce.
Ciascuno di noi ricapitola in sé la storia del Cosmo, è frutto di una lunga genesi che l’ha preceduto e nel momento in cui compare sulla scena del mondo non è un elemento puntuale scaturito per caso. Allo stesso modo il Cristo Universale è il Cristo incarnato i cui organici legami con il Cosmo ne estendono l’influenza su tutta la Creazione dal più lontano passato al più incommensurabile futuro. Una traiettoria evolutiva passante per l’inorganico e l’animalità ha prodotto l’uomo. Cristo inserendosi nell’umano assume in sé tutto questo passato, diventa un elemento dell’Universo.
Cristo si configura come il Centro dell’Universo e da questa posizione la sua influenza si esercita anche sul passato che ha preceduto la sua emergenza nel mondo fenomenico. In Mon Univers scrive:” Fin dall’origine delle cose è incominciato un Avvento di raccoglimento e di fatica nel corso del quale amorevolmente e docilmente, si sono piegati e orientati nella preparazione di un frutto insperato e tuttavia atteso” e questo tutto, Gesù, dà un senso a tutta la salita dell’Universo verso lo Spirito.
Questo Cristo a cui nulla si sottrae e nessuno è estraneo, dai fedeli ai credenti di tutte le altre religioni, ai singoli ignari elementi che costituiscono l’umanità, è per Teilhard, senza possibilità di equivoco, Gesù di Nazareth. Ne L’Ambiente Divino dichiara: “soppressa la realtà storica di Cristo, l’onnipotenza divina che ci inebria diventa simile a tutti gli altri sogni della Metafisica, incerta, vaga, convenzionale, priva di una decisiva verifica sperimentale per imporsi alle nostre menti, senza direttive morali per assimilare in sé le nostre vite.”
Ma in un Cosmo espanso a dismisura nello spazio e nel tempo, l’evento storico Gesù potrebbe parere ormai insignificante e perduto se si ostinasse a pensare in modo fissista. Con Teilhard ci si deve abituare a pensare in Evoluzione, in Cosmogenesi, ed ecco che la vita di Cristo, pur breve, ma che è là, in tutta la sua realtà fenomenica, diventa sincrona all’evoluzione e assume la sua funzione informatrice di Centro principale delle cose, di Cuore della Materia, come, con espressione ancor più pregnante, lo definirà nei suoi scritti della maturità.
Il Messia atteso non solo dai Profeti, ma da tutta la Creazione arriva ad assumere in pienezza la sua funzione di Cristo Universale con la Resurrezione. Essa non è un avvenimento apologetico e momentaneo, non è una piccola rivincita individuale di Gesù sulla morte, ma uno strepitoso avvenimento di portata cosmica. In quel momento Gesù diventa realmente, come dice San Paolo, Signore dell’Universo. Egli emerge in un’altra dimensione, là dove sono cieli nuovi e terra nuova e inizia a trascinare con sé, per consegnarle al Padre, tutte le creature.
Egli era dappertutto, come un’anima che raduna i suoi elementi embrionali. Ora irradia su tutto l’Universo come coscienza e potere padroni di sé. .E’ emerso dal Mondo dopo averne ricevuto il battesimo. Si è esteso fino ai Cieli dopo aver toccato le profondità della Terra. (E’ disceso ed è risalito per tutto colmare. Efes. IV, 10).
Con la sua Resurrezione, posto ormai definitivamente alla testa di un Cosmo che progredisce verso la sua meta Gesù si rivela non solo Cristo Universale ma anche Cristo Evolutore. Lo è sotto due aspetti. Non solo è Motore dell’Evoluzione che è da Lui orientata, stimolata e che da lui riceve senso, ma è Lui stesso soggetto a questa evoluzione. Tutto il processo creativo è per lui una Cristogenesi. Ogni fase si innesta automaticamente nella precedente in una progressione che ha come prospettiva il Pleroma.
Dopo la morte e la Resurrezione di Gesù tutto ha continuato a muoversi perché il Cristo non ha terminato di formarsi, egli non è ancora totalmente avvolto dal manto di amore che i suoi fedeli gli stanno intessendo. Da queste considerazioni scaturisce tutta una serie di atteggiamenti propositivi, facilmente intuibili per orientare i nostri pensieri, le nostre azioni positive, la nostra vita verso quel pleroma in cui “…. l’Uno sostanziale e il molteplice creato si congiungeranno senza confusione in una Totalità che senza aggiungere nulla di sostanziale a Dio sarà tuttavia una specie di trionfo e di generalizzazione dell’essere.”
Presentare agli uomini il Cristo Universale ed Evolutore significa suscitare un’ondata di speranza nella sua onnipotenza trasformante. Non è tuttavia compito facile…Teilhard così pregava: “Signore della mia infanzia e della mia fine, Dio compiuto in sé e mai finito di nascere…disperdi tutte le nuvole che ti nascondono…e per Diafania ed incendio ad un tempo erompa la tua universale presenza”.
O Cristo sempre più grande!