La civiltà cattolica su Pierre Teilhard de Chardin


a cura di L. M. B.


[ Di Giovanni Arledler sj
SCRITTI ESSENZIALI DEI GESUITI DEL SECOLO XX
La Civiltà Cattolica, n. 4195/4196 Luglio/Agosto 2025 pp. 303-314 ]
Non vogliamo lasciar passare sotto silenzio questo saggio impegnato, pubblicato sul penultimo fascicolo della qualificata rivista La Civiltà Cattolica. Del resto non potremmo, dato che menziona ampiamente padre Pierre Teilhard de Chardin. Nelle 11 pagine del suo sviluppo, lo studio riferisce della panoramica risultante da questa disamina: che fa emergere un quadro assai ricco, tanto sul piano prettamente teologico quanto su quello più scientifico. Oseremmo dire (pur non disponendo di un raffronto comparativo) che nessuna altra Congregazione religiosa della Chiesa Cattolica latina abbia prodotto una altrettanto densa messe di apporti alla conoscenza. Dunque, il saggio menziona complessivamente 77 autori: e riferisce nel merito soltanto di 28 di essi. Nelle conclusioni si aggiungono altri nomi, tra i quali mi piace ricordare padre Mario Castelli (già direttore di Aggiornamenti sociali), che ebbi modo di conoscere a Parma. Tra questi -oltre ovviamente a figure del calibro di Henry de Lubac e Hans Urs von Balthasar (per dirne solo due)- non poteva mancare il nostro affezionato Teilhard: al quale viene dedicata una duplice colonna. In proposito, vale la pena citare letteralmente l’incipit di tale passo a lui riservato (alle pagine 311 e 312):
“Per quanto riguarda Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955), siamo consapevoli, a proposito delle sue opere -ad esempio Le milieu divin- che difficilmente si può dire di averle comprese in tutti i loro aspetti”.
Una frase che fa eccezione rispetto alla presentazione di tutti gli altri autori menzionati. Una frase davvero da evidenziare! Una frase, diremmo, che si presta almeno a due considerazioni: La prima: l’espressione risuona come una leale manifestazione di “onestà intellettuale”, da parte dell’Autore; ne prendiamo atto. La seconda: trattandosi tuttavia di una voce che esprime una collegialità redazionale, l’ammissione così resa funge da automatico stimolo ad un approfondimento; che ad ormai 70 anni dal decesso dovrebbe finalmente essere affrontato in modo adeguato e non quasi causalmente (si direbbe quasi “a dosi omeopatiche”) come avvenuto fino ad ora. La parte finale della trattazione riferisce inoltre della “riabilitazione”, avvenuta “per gradi e con molta cautela”, con riferimenti a de Lubac, Paolo VI, Benedetto XVI ed infine papa Francesco. Potremmo dunque legittimamente auspicare che anzitutto la Compagnia di Gesù voglia intraprendere questo rinnovato sforzo per rendere omaggio ed onore a padre Teilhard: senza apologismi, ma con un serio esame critico che molto probabilmente potrà confermare una sua affermazione che suona quasi profetica: “sarò capito, quando sarò stato superato”.
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