a cura di L. M. B.
Tratto da La Repubblica del 23 Marzo 2025.
di Antonio Spadaro
Pierre Teilhard de Chardin è un uomo che non si è mai abituato alla vita. Sin da bambino si è sentito chiamato a tendersi verso la freschezza del reale, a cercarla, a trovarla dovunque. La sua vocazione è sempre stata quella a non indugiare disincantato su ciò che è stagnante e induce a disperare, oppure a credere che tutto finisca man mano che il tempo passa. Teilhard ha sempre saputo che in fondo alle cose vive una incandescenza che lo ha spinto ad amare la materia per ragioni spirituali. È questa saldatura tra materia e spirito che lo ha portato a percepire exubérance d'énergie, bouillonnement d'énergie, trop plein de la vie: esuberanza e ribollimento di energia, sovrabbondanza della vita.
Teilhard ha attraversato le tensioni forti di un Novecento complesso, segnato da guerre, ideologie e grandi scoperte. La sua è stata una vicenda singolare, e il suo pensiero di "frontiera" è stato capace di confrontarsi con i fermenti più vivi e complessi della sua epoca.