a cura di L. M. B.
Il tema del libero arbitrio torna di attualità nella riflessione odierna, grazie alle acquisizioni della nuova fisica.
Ma anche per i rischi che essa corre a causa dell’impatto delle nuove tecnologie.
Questioni che attengono strettamente al ‘futuro dell’uomo’.
Per questo è urgente una riflessione allargata sulla prossima diffusione di strumenti capaci di agire sulla nostra mente.
Lo ha fatto la studiosa Nita Farahany nel suo libro Difendere il nostro cervello. La libertà di pensiero nell’era delle neurotecnologie, appena tradotto da Bollati Boringhieri (pagine 288, euro 27).
Farahany, sulla base di una formazione interdisciplinare in biologia, genetica e giurisprudenza, è docente di Diritto e Filosofia presso la Duke University, negli Stati Uniti, e fondatrice della Duke Initiative for Science & Society. Dal 2010 al 2017 ha fatto parte della Commissione presidenziale Usa per lo studio delle questioni bioetiche. Oggi è una delle voci più autorevoli sul tema della privacy cerebrale.
Su questa tematica e su una recentissima ricerca svolta in California, segnaliamo l’articolo del quotidiano AVVENIRE