A cura di Luciano Mazzoni Benoni

PIERRE TEILHARD DE CHARDIN
Autobiografia
Il Cuore della Materia
tiratura limitata a 999 esemplari
ISBN: 9788899591779
Formato: 15 x 21 cm Pagine: 110
Atlantide, Roma € 22

Padre Antonio Spadaro sj, attualmente vice Prefetto del Dicastero vaticano per l’educazione e la cultura, ha voluto celebrare il 70.mo anniversario della morte di padre Teilhard, dedicandogli una raffinata edizione del suo ultimo capolavoro: Il Cuore della Materia, scritto nel 1950. Si tratta di una pubblicazione molto curata anche nell’aspetto grafico e nella qualità della carta, realizzata dall’editrice Atlantide di Roma, in tiratura numerata. L’opera è stata tradotta nuovamente dall’originale francese (con qualche tratto in lingua inglese) da Maria Sole Iommi; ed è preceduta dalla Prefazione di padre Spadaro, mentre è seguita dalla Postfazione a firma di Sebastiano Nata (pseudonimo di Gaetano Carboni, noto scrittore romano). Una ulteriore originalità è data dalla titolazione: che riprende quello che in realtà fu il sottotitolo dell’opera: “autobiografia”. Il taglio della pubblicazione, infine, ha un carattere squisitamente letterario: non dà spazio a elaborazioni teologiche, ma segue un approccio particolarmente caro a padre Spadaro, non nuovo nella scrittura a carattere poetico-artistico. Sicchè, anche per chi disponesse già del testo di Teilhard, questa nuova edizione diviene un qualcosa di speciale, anzi di unico: che ci consente di approcciare il testo -forse la composizione mistica più completa del gesuita francese perché riassuntiva di precedenti saggi e collocato a pochi anni dalla conclusione della sua avventura terrena- non più con un prevalente interesse teologico, bensì secondo l’ottica più congeniale ad una composizione mistica: quella poetica. Non a caso, nelle sue ultime righe, padre Spadaro menziona alcuni poeti italiani che sono stati toccati dalla sua ispirazione: Quasimodo, Montale, Luzi – al quale viene affiancato Thomas Merton. Sappiamo come, in realtà, molti altri artisti, a livello mondiale, siano stati appassionatamente travolti dal pensiero di Teilhard, tanto da esercitarsi -secondo il proprio estro- a rilanciarne il messaggio ideale e spirituale: basti menzionare il poeta nicaraguense Ernesto Cardenal, il pittore visionario catalano Salvador Dalì, la cantante italo-egiziana Dalidà (al secolo Iolanda Cristina Gigliotti). Si, perché -come spiega padre Spadaro- “Teilhard plasma un linguaggio poetico perché, davanti a quel che contempla, non mette a tecere la sua capacità immaginativa e rappresentativa, ma piega il discorso in forma di preghiera che proprio per questo ha potenza speculativa” (pag. 14). Tuttavia, a sua volta padre Spadaro si lascia andare a una liberissima lettura -tal titolo emblematico “Le farfalle sono troppo delicate. Teilhard de Chardin e l’Opera del Mondo”- improntata al tema del sentimento e della bellezza, chiamando in causa Thoreau, Ignazio di Loyola e Kant, Heaney e Rimbaud. Per mettere in luce come questo “documento vissuto di una illuminazione, la storia di una fiamma” (pag. 7) esprima al meglio la mistica cosmica di Teilhard.