Tornare a dire
“persona”

a cura di L. M. B.
TORNARE A DIRE PERSONA
E’ con questo titolo forte che -sul quotidiano Avvenire del 17 settembre nell’editoriale in prima pagina e poi a pag. 17 nella pagina Catholica- il teologo Antonio Staglianò (presidente della Pontificia Accademia di Teologia) riprende il senso e la rilevanza del richiamo alla Gaudium et spes che papa Leone XIV, con una meditazione straordinaria, ha lanciato nella catechesi (mercoledì 16 settembre), proseguendo il solco dei Documenti del Concilio Vaticano II. Il teologo mette in risalto la nettezza con cui papa Leone XIV chiede con forza “una vera e propria bonifica del linguaggio”. Occorre anzitutto il rischio sottile che si corre dicendo “persona” ma pensando a “individuo”: «È una diagnosi precisa che riguarda tutti noi. Quando si riduce la persona a individuo, la si immagina come una monade isolata, un atomo che entra in relazione solo per calcolo o per convenienza. Da qui nasce la cultura della potenza: individui che competono, si misurano, si affermano gli uni a scapito degli altri. E’ la logica che attraversa l’economia, la politica, persino le relazioni quotidiane. Non è però la logica del Vangelo. La verità è un’altra e la Gaudium et spes la consegna con limpidezza: la persona è una trama di relazioni amative (Antonio Rosmini). Nelle sue profondità, l’essere umano è comunione, è comunità.» La dignità dell’uomo nasce dalla relazione: quindi, conclude Leone XIV, “E’ la dignità umana il criterio per valutare i progetti politici”. Una conclusione che dovrebbe far riflettere molto tanto i cittadini quanto i governanti. «E’ il volto di Cristo che continua a interpellare ogni volto umano. E la civiltà dell’amore (che unisce e ricompone) comincia da qui: dal coraggio di chiamare ‘persona’ ciò che è comunione, e di vivere di conseguenza». I temi sono trattati nel secondo capitolo della Costituzione pastorale dedicato alle tematiche della comunità umana.
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