
di Angelo Tartabini
Noi Homo sapiens, siamo comparsi sulla faccia della Terra da poco più di 150 mila anni. I nostri antenati dello stesso Genere, ovvero Homo erectus (ergaster) (comparso 1,6 milioni di anni fa), Homo habilis (comparso 2-1.5 milioni di anni fa) e Australopithecus afarensis (comparso 3,7 milioni di anni fa) sono tutti arrivati molto prima di noi. Si tratta di milioni di anni, è vero, ma sono periodi praticamente insignificanti rispetto all’origine della vita sulla Terra (circa 4,4 miliardi di anni fa) soprattutto se si pensa alla comparsa dei primi mammiferi (250-200 milioni di anni fa) e anche in quella delle prime scimmie antropoidi (Scimpanzé, Gorilla e Orango); (alcuni tassonomisti includono in questa lista anche i Gibboni, scimmie che vivono nel sud-est asiatico), e prima ancora a quella delle proscimmie, le cui origini risalgono a circa 60 milioni di anni fa, mentre per la comparsa degli scimpanzé (la scimmia antropoide più prossima all’uomo) si può risalire a circa 7 milioni di anni fa: un periodo relativamente vicino a quello dell’origine dei nostri antenati avvenuta poco più di 6 milioni di anni fa. La cronologia appena esposta è molto importante, soprattutto per una ragione, cioè quella che riguarda lo sviluppo del cervello di tutte le specie viventi. Per esempio, rimanendo nel contesto dei nostri antenati del Genere Homo, l’Homo erectus del periodo Olduvaiano (Paleolitico inferiore compreso tra 1,9 e 1,5 milioni di anni fa), in cui appaiono i primi strumenti litici bifacciali, aveva un cervello compreso tra 800-900 cm3; il cervello dell’Homo habilis era leggermente più piccolo, cioè di circa 750 cm3 e quello dell’Australopithecus afarensis, cioè della notissima e famosa LUCY, risalente a 3,7-3 milioni di anni fa, era di circa 450 cm3, leggermente più grande di quello di uno scimpanzé che al massimo può raggiungere 350 cm3. È molto singolare, ma se guardiamo il cambiamento delle dimensioni dei cervelli da una specie all’altra degli Ominidi che abbiamo appena menzionato, vediamo che con il tempo le dimensioni sono aumentate sempre di più, fino ad arrivare a noi esseri umani che mediamente abbiamo un cervello di circa 1250-1300 cm3. Il salto tra il cervello di uno scimpanzé e quello dell’uomo è stato quindi molto significativo ha avuto un impatto enorme sulla vita dell’uomo, sulla nostra esistenza.
Ovviamente è una domanda retorica, ma era proprio necessario che noi esseri umani evolvessimo un cervello così grande? Evidentemente no, dato l’uso che ne facciamo.
Comunque, non sono solo le dimensioni dei cervelli a essere importanti, ma il peso del corpo dell’organismo che quel cervello possiede. Come detto, la dimensione del cervello umano è circa tre volte superiore a quella del cervello di uno scimpanzé che da adulto però pesa mediamente circa tre volte meno di un essere umano ed è, dobbiamo sempre ricordarlo, l’animale più prossimo all’uomo. Insieme a queste considerazioni dobbiamo sempre ricordare che noi esseri umani non siamo sulla Terra da sempre, anzi, come abbiamo visto, siamo stati gli ultimi ad arrivare anche se poi alla fine abbiamo preso il sopravvento su tutte le altre specie del Genere Homo a noi coeve (in primis l’Uomo di Neanderthal, vissuto fino a circa 40 mila anni fa), poi sulle scimmie antropoidi (praticamente le abbiamo fatte sparire dalle savane e dalle foreste di tutto il mondo) e sul resto della vita sulla Terra ora in grave pericolo, e sulla quale incombe anche la minaccia di una guerra nucleare.
Abbiamo fatto queste premesse, includendo anche la preoccupazione per una guerra nucleare, per arrivare a una domanda fondamentale: cosa hanno a che fare questa cronologia e l’evoluzione dei cervelli con l’insofferenza, soprattutto l’intolleranza intraspecifica negli uomini (razzismo, populismo, neoliberalismo sfrenato, capitalismo economico sfrontato e senza regole) di ieri ma anche di quelli di oggi inclusa l’intolleranza verso gli animali? Gli animali selvatici li stiamo praticamente sterminando. I fatti che si rilevano ogni giorno lo confermano e le guerre tra gli uomini ne sono la dimostrazione più evidente. Le guerre attualmente in corso nel mondo sono una cinquantina, anche se ci si concentra soprattutto su quelle che i media politicizzati considerano più rilevanti (per esempio quella Russia-Ucraina, Israele-Hamas e Stati Uniti d’America-Iran), ma tuttora ci sono in corso altri gravi conflitti, per esempio in Myanmar, Yemen, Siria, Sud Sudan, Somalia, Repubblica Democratica del Congo eccetera. Le guerre attuali nel mondo sono numericamente superiori a quelle che ci sono state nel ‘900 prima della Seconda Guerra mondiale! C’è una guerra civile in Burkina Faso (nome che nella lingua locale significa “il Paese degli uomini probi”), fino a poco tempo fa ritenuto un luogo tranquillo, meraviglioso, con molti parchi nazionali nonostante le sue dimensioni siano piuttosto modeste (274.200 Km2). Un personaggio che ho conosciuto diverso tempo fa, il padre francescano Vincent, piuttosto visionario, originario dell’Alta Savoia, che ha passato gran parte della sua vita in questo Paese, mi disse che il Burkina Faso era un paradiso sulla Terra e che mai sarebbe stato coinvolto in una guerra civile, una guerra che invece è tuttora in corso, tra l’altro finanziata e alimentata con le armi provenienti da diversi Paesi europei, inclusa l’Italia. Padre Vincent aggiunse che se al mondo mai ci sarebbe stata una guerra nucleare solo il Burkina si sarebbe salvato!
Che cosa tutto questo ha a che fare con le dimensioni del cervello? In realtà sembra proprio che negli animali una lenta evoluzione del cervello abbia favorito la tolleranza intraspecifica; infatti in molti animali il conflitto e la distruzione reciproca sono delle eccezioni, non la regola. In sostanza, lo sviluppo smisurato della nostra corteccia cerebrale non ci ha aiutati a mettere in campo dei meccanismi comportamentali atti a inibire l’aggressività reciproca, ma paradossalmente a incrementarla. Che cos’è che ci spinge a distruggerci a vicenda, se a tutto si può rimediare fuorché alla morte? Un aiuto potrebbero darcelo, appunto, gli animali che, al contrario dell’uomo, riescono quasi sempre a trovare un’alternativa alla violenza.
Il noto etologo e Premio Nobel Konrad Lorenz riteneva che l’aggressività fosse una tendenza naturale ma che c’è sempre un modo per ridirezionarla verso canali di sfogo inoffensivi. Il fatto è che questi canali devono essere sempre disponibili perché altrimenti si passerebbe a vie di fatto e all’aggressione, anche mortale; quel che è più grave per noi uomini, è che possiamo aggredire con strumenti artificiali che abbiamo costruito con le nostre mani e con la nostra intelligenza, per esempio le armi automatiche, aerei supersonici e, in ultima analisi, la bomba atomica. In verità, noi uomini abbiamo a disposizioni diversi inibitori dell’aggressività: per esempio la disapprovazione sociale, ma anche il codice penale, anche se questi canali vengono spesso annullati dalla guerra stessa in cui è lecito imprigionare, maltrattare, torturare e uccidere il nemico. Per chiarire il punto partiamo dallo studio del comportamento aggressivo nei bambini. Una valvola di sfogo del comportamento aggressivo naturale nei bambini è il gioco, un tempo costituito dal fingersi indiani o pistoleri del Far West, oggi invece confluito nei videogiochi o in altro di questo genere. Nell’adulto l’aggressività spesso viene ridirezionata verso oggetti inanimati, come quando si battono violentemente i pugni su un tavolo invece che darli in faccia a un sottomesso o a un avversario politico. Lo si fa senza esserne consapevoli, ma dopo questo sfogo ci si sente meglio e più rilassati. Estendere questi concetti a quello della guerra è molto più difficile, anche se la deterrenza (per esempio quella atomica) sta diventando uno strumento sempre più attuale. Per concludere, sulla questione delle dimensioni del nostro cervello rispetto a tutto quanto si è appena detto, sembra proprio che il suo enorme sviluppo, e avvenuto in così breve tempo, invece di averci favorito nella ricerca inibitoria dell’aggressività, purtroppo, ci abbia ostacolati.