ovvero

La morte del soldato Hans Müller

(Racconto breve di Natale 2024 sull’assurdità della guerra.)

di Giovanni Ansaldi

Hans Müller si era diplomato in pianoforte al conservatorio di Stoccarda, sua città natale, nell’estate del 1937. Il padre era contabile in una acciaieria, la madre casalinga. Entrambi dilettanti di musica, furono ben lieti di assecondare la naturale vocazione alla musica del loro unico figlio e lo iscrissero al Conservatorio.
Nel 1935 Hitler, disattendendo le clausole del trattato di Versailles, reintrodusse la leva militare obbligatoria della durata di due anni. Come molti tedeschi Hans subì passivamente la propaganda nazista. Per natura era lontano da fanatismi e considerava Hitler utile in qualche modo alla rinascita del popolo tedesco senza approfondire più di tanto l’ideologia che stava alla base del nazismo. L’unica cosa che lo disturbava era il fatto di non poter più suonare in pubblico l’amato Mendelssohn, di cui aveva studiato bene alcune “Romanze senza parole”.
Appena uscito dal conservatorio, fu chiamato al servizio militare. La cosa non era gradita, perché doveva staccarsi dalla sua musica, ma lo considerava un dovere come pagar le tasse. Non si pagano volentieri ma pagarle è dovere civico.
Al ritorno dal servizio militare, dove era stato inquadrato in un reparto della Wehrmacht, incominciò a dare lezioni di pianoforte e a darsi da fare per trovare incarichi e iscriversi a qualche concorso. Fu perciò contento quando all’inizio dell’estate del 1939 un collega del conservatorio, violinista, venne a trovarlo e gli chiese se avesse voglia e tempo di accompagnarlo nella sonata per violino e pianoforte “Sonata a Kruetzer” di Beethoven che avrebbero dovuto eseguire in autunno nel castello di nobil musicofili. Iniziarono subito le prove con il violinista e il suo spartito per pianoforte fu ben presto riempito di scarabocchi a matita nera, blu e rossa con frecce, punti interrogativi, cancellazioni, cambiamenti di posizioni delle dita, come avviene per chi studia una partitura. Insomma un geroglifico come si vede sulle lavagne dei premi Nobel per la fisica.
Il primo settembre di quell’anno Hitler invase la Polonia.
Il destino volle che il reparto della Wehrmacht, in cui era stato inquadrato, fosse subito chiamato al fronte. A malincuore si interruppero le prove. Ebbe qualche momento di ribellione, ma ben presto Hans si rese conto che anche questo era dovere di ogni buon tedesco e partì per il fronte. Portò con sé lo spartito della sonata per dargli ogni tanto un’occhiata.
La prova del fuoco l’ebbe la vigilia di Natale del ’39 nella Polonia invasa.
Si trattava di perlustrare un villaggio polacco dove probabilmente era asserragliato un nucleo di patrioti polacchi. Ad un tratto vide da dietro un muro uscire di corsa una uniforme polacca. Con calma prese la mira e la centrò in pieno. La figura si accasciò subito al suolo.
Lo scontro fu breve, dato il predominio delle forze della Werhmacht. Nel rientro dall’operazione alle posizioni di partenza, Hans s’imbatté per caso (?) nel corpo riverso del soldato polacco poco prima ucciso. Una misteriosa forza quasi lo obbligò ad arrestarsi e vedere il suo nemico. Essendo ora terminata l’azione, aprì con calma l’uniforme del soldato polacco e s’accorse con meraviglia che dalla tasca interna emergevano dei fogli pentagrammati. Lo stupore fu enorme quando si rese conto che si trattava dello spartito della “Sonata a Kreutzer” e ancora più quando vide la parte del violino quasi tutta riempita da annotazioni, come lo era la sua nella parte di pianoforte. Prese in mano lo spartito e mentre i camerati si allontanavano lentamente, per meglio guardarlo si sedette su un sasso. Mentre osservava nello spartito la parte del violino, un disagio profondo si impadronì del suo animo. Come se alcune certezze pian piano venissero meno. Immerso in questa avida lettura, non si accorse che intanto la guerra intorno a lui continuava. Una raffica di mitra non si sa da dove e da chi sventagliata coprì di sangue la Sonata no. 9. Op.47 per violino e pianoforte “a Kruetzer” di Ludwig van Beethoven.