Appunti presi ai colloqui tenuti da don Antonio Mazzi a genitori e educatori sul tema dell’educazione durante la crociera Sui passi di San Paolo
27 marzo/7 aprile 2009

di Annamaria Tassone

San Paolo, a cui ci vogliamo ispirare in quest’anno paolino, è una figura posta tra la legge e la contestazione. La forza di Cristo da cui era stato investito e a cui ha aderito incondizionatamente ha poi fatto tutto il resto, ha reso efficace il suo apostolato rivolto a tutti, non solo ai suoi correligionari (dai quali peraltro è stato respinto). San Paolo in gioventù era stato un birichino (persecutore spietato) così come San Francesco o sant’Agostino (vita gaudente), ma l’incontro con Cristo li ha cambiati completamente. Nessuno quindi è irrecuperabile. L’educatore però non deve cambiare il ragazzo, con l’impegno e l’amicizia può far breccia, tirarne fuori il meglio. Poi è Dio che cambia stabilmente e totalmente. Il Signore è un antropologo, entra non solo attraverso la fede, ma attraverso il corpo, le doti naturali, la fisicità. San Paolo aveva un caratteraccio: con la forza di Gesù che è entrata in lui ha fatto grandi cose.

Con quale stile ha agito San Paolo? Era un grande comunicatore, con la parola diretta e con gli scritti. La sua parola è stata sì teologica ma di una teologia incarnata, diretta, che ci coglie ancora oggi. In quest’oggi in cui c’è grande disorientamento. Si comunica con sms e mails, ma si evita di guardarsi in faccia: siamo alla Babele n° 2. Paolo invece era uomo dell’incontro, parlava, alla numerosa schiera di collaboratori e amici, uomini e donne, che si ricavano dalle sue Lettere, a ebrei e gentili. Non gli importava dove e con chi parlava, purché potesse parlare di Gesù (Don Mazzi dice che risponde così a chi l’ha criticato perché è andato a Domenica In). Parlare, ma avere una parola vera, non artificiale, come l’aveva Paolo, costi quel che costi.

Dunque i genitori devono trovare il modo di parlare, di ritrovare il calore della parola con i figli: a tavola parlare, non sgridare, soprattutto non riprendere di fronte ai fratelli. I genitori devono trovare momenti per prendere periodicamente ciascuno ogni figlio separatamente: papà/figlio, mamma/figlio, papà/figlia, mamma/figlia. Ogni figlio ha bisogno di sentire l’appartenenza: solo se sentiamo di appartenere siamo felici.

E poi i genitori trovino una serata libera per parlarsi tra loro, per essere teneri e la famiglia si prenda una settimana nel silenzio.

La nostra società si salverà solo se recupererà la dimensione dell’incontro e della parola a cominciare prima di tutto dalla famiglia. Verranno le difficoltà – diceva Paolo a Timoteo – ma non preoccuparti: vai e agisci con la forza del Signore. Gesù è il Dio dell’incontro, il Vangelo è il libro dell’incontro, con gli apostoli, con Maria Maddalena, con i sani e con i malati. Ciascuno di noi è figlio di un incontro (…dei genitori), la nostra maturazione avviene grazie a degli incontri. L’incontro è un mezzo di conversione: da ciascun altro riceviamo qualcosa. Ogni giorno attraverso tanti incontri, percorriamo la strada verso il Grande Incontro. Spesso i figli si guastano perché è finito l’incontro di tenerezza tra i genitori.

È innegabile che nel mondo dell’educazione siamo di fronte ad un’emergenza. Don Mazzi ne dà questa lettura indicando alcuni elementi di novità che l’hanno determinata e suggerisce che cosa fare di fronte a tale evoluzione:

1 – Negli ultimi quarant’anni è cambiato in modo profondo il ruolo delle donne: prima per la maggior parte solo in casa, oggi per la maggior parte con un compito anche nella società. Indietro non si torna. Di ciò che è stato non si deve avere nostalgia e non si deve pensare che la famiglia di ieri potesse essere meglio di quella di oggi.

La donna deve riuscire a coniugare i tre aspetti che si riassumono nella sua persona: donna, sposa, madre. Deve essere elemento della società ed essere bella (non scimmiottare l’uomo e trascurarsi o…. fumare il sigaro), ma non può e non deve eliminare gli altri ruoli, altrimenti la società si impoverisce, crolla. Le donne sono la speranza del mondo: dall’altra parte ci sono gli uomini che (…poverini) non riescono ancora a trovare un loro giusto ruolo di fronte ai cambiamenti. E invece devono assumere e rafforzare il loro ruolo di testimoni, ma non secondo l’antico cliché di dire “mi son el paron!”

2 – È scoppiato il fenomeno dell’adolescenza che un tempo durava pochissimo. Iniziava a 13/14 anni. Si veniva indirizzati al lavoro o allo studio secondo le proprie capacità, ci si prendeva gradualmente le prossime responsabilità e in 2/3 anni si risolveva. Adesso inizia già a 11/12 anni e dura almeno 10 anni. È un fenomeno prettamente occidentale, legato al consumismo. Ci pone di fronte a grossi problemi e non bisogna spaventarsi, non drammatizzare ma affrontarlo con serietà. Si tratta di una vera nuova nascita, la nascita dell’adulto, dentro al quale c’è tutto, corpo, sesso, emozioni, sentimenti, speranze. Va visto piuttosto come un periodo fortunato che aiuta a prepararsi alla vita.

È oggi un lungo periodo, che prepara alla giovinezza, in cui il ragazzo cambia profondamente dentro di sé e si domanda chi è. Il ragazzo lo vive molto con i suoi amici, il gruppo lo conduce e ha un importante ruolo, l’aggregazione aiuta a passare il ponte.

Agli occhi degli adulti c’è un torrentello che diventa impetuoso e la nascita dell’adulto è in mano al padre. Il padre deve essere la sponda di questo torrente, non per dire “attenzione che ci sono io!”, ma per saper tenere il puledro alla lunghina pur facendolo correre, per far volare l’aquilone (le mamme rischiano in genere di tener la corda troppo corta). A 11/12 anni è come se i figli entrassero in campo e i genitori cominciassero a stare in panchina, ma vi devono stare ascoltando e dialogando.

In questo periodo diventa fondamentale il ruolo del padre. È il momento in cui anche i padri devono partorire, partorire i figli all’età adulta: se non c’è la presenza del padre non c’è crescita nella libertà. San Paolo ci dice (Efesini cap. 6 v.1-4): “Figli obbedite ai vostri genitori, perché questo è giusto… perché tu sia felice e goda di una lunga vita sopra la terra. E voi padri, non inasprite i vostri figli, ma allevateli nell’educazione e nella disciplina del Signore”. Come conciliare regole e dolcezza? Un tempo la paternità era esercitata da tutto un nucleo famigliare. Oggi la coppia è più sola e spesso il padre o non c’è o al suo posto c’è un “mammo”, o il padre c’è ed è uno sconosciuto.

Oggi il padre, più che mai, deve essere un conduttore forte, non esercitando l’autoritarismo ma testimoniando e conducendo, in modo forte e fermo, ma anche con tenerezza.  Dall’adolescenza in poi deve tirar fuori i figli dalle mani della madre e partorirli alla libertà. La madre genera il bambino. Il padre l’adolescente. Non si delega né ai preti, né alla polizia, né allo psicologo.

La paternità di Gesù, che ci fa conoscere Dio, ci spiega cosa deve essere il padre. Dalla prigionia della mamma (Egitto) alla libertà del Mar Rosso (padre). Nel salto dell’adolescenza i padri sono la sponda di là, dove i ragazzi devono saltare per realizzare la loro seconda nascita.

Curare anche la crescita del corpo e la sessualità. Il sesso differenzia anche la psicologia, il modo di vedere le cose, tutto questo va spiegato per preparare a gestire rapporti positivi. Il rapporto omosessuale è il più facile ed è incrementato dalla mancanza di preparazione. Quindi parlare, parlare e parlare su questi problemi che per i ragazzi sono importantissimi.

Curare poi il tempo libero, perché è durante il tempo libero che i ragazzi si perdono. Don Bosco questo lo aveva capito bene. Quindi avviarli ad attività sportive, musicali, ad attività formative e aggreganti che integrino lo studio.

3 – In terzo luogo nelle famiglie è entrato un ospite in più, la TV, che crea nuove interferenze e nuovi problemi: porta in casa cose interessanti ma anche un mare di cretinerie. Bisogna aiutare i ragazzi a gestire la televisione e a capirne il ruolo prima di dover ricorrere al neuropsichiatria. Se non si fa si rischia, come già avviene, che i ragazzi si chiudano in un mondo virtuale che inibisce i rapporti veri con il reale. Quindi stabilire in famiglia delle regole per vedere la televisione: la gestione spetta ai genitori che possono fare all’inizio della settimana il programma di cosa vedere e vederli insieme. 

4 – Infine bisogna dire che anche la società italiana concorre ad esasperare i problemi dell’adolescenza. Abbiamo fatto di tutto per strutturare l’Italia, adesso tutto scricchiola e la crisi dello stato, della scuola si riflette sulla educazione.

Una volta la scuola era fatta per selezionare. Chi voleva studiare aveva un certo percorso, se no c’era l’Avviamento e poi si imparava bene un mestiere. Adesso la scuola deve tenere insieme tutti e di fatto non funziona più. Se la scuola non funziona i ragazzi si perdono. In questa società che fa acqua neanche lo psicologo riesce più ad aiutare i ragazzi.

Doti indispensabili all’educatore secondo Don Mazzi

I corsi di laurea sono utili e indispensabili per legalizzare i ruoli, ma l’educatore non avrà successo senza le seguenti doti:

 –  Deve essere dotato di un grande ottimismo perché nessuno è irrecuperabile e anche nei soggetti peggiori deve cercare le scaglie di bontà che esistono.

 –  Deve essere un po’ folle e fare cose nuove e anche strane senza fermarsi alle regole comprovate.

 –  Deve avere grande inventiva, essere un apri pista, un innovatore.

 – Soprattutto dare il senso della comunità, in famiglia, con i ragazzi che educa, e inculcare loro il senso comunitario con gli altri.