APRIAMO UN DIALOGO SU ‘Magnifica Humanitas’

L’annunciata Enciclica di Papa Leone non ha tradito le attese.

Sicchè -di poco a ridosso della sua promulgazione- il Consiglio Direttivo del CENTRO STUDI ne ha rilevato l’enorme portata e le implicazioni per oggi e per il futuro.

Infatti, muovendo dalla famosa Enciclica di Leone XIII “Rerum Novarum” del 1891, a sua volta Leone XIV non si limita a menzionarne il valore storico ed anche permanente, ma da un lato ne rivendica l’attualità

E dall’altro la offre come servizio al difficile transito storico in corso.

Pertanto abbiamo stabilito di aprire lo spazio del BLOG -concepito come luogo di confronto a due direzioni idoneo a suscitare un confronto interattivo- partendo proprio da un commento libero e collegiale a questo testo che già dal titolo “Magnifica Humanitas” esprime una piena promozione dell’umanità.

Sono stato incaricato nella mia veste istituzionale di dare il via al confronto. Mi accingo quindi a proporre una prima riflessione, volutamente parziale e provvisoria, limitandomi a suggerire alcuni spunti tratti dalla sua lettura (citando la numerazione dei paragrafi del testo originale):

  1. “Leres novaedel nostro tempo. Negli ultimi tempi è divenuto sempre più evidente quanto rapidamente e profondamente la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale (IA) e la robotica stiano trasformando il nostro mondo. La tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista alla persona: al contrario, essa è radicata nella nostra storia fin dal principio, in quanto «fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo» … Oggi tuttavia ci troviamo dinanzi a una situazione nuova (…): «Mai l’umanità  ha avuto tanto potere su se stessa».”
  2. “Tocca a noi assumere con lucidità e responsabilità le sfide del nostro tempo.”
  3. “Per questo occorre avviare un discernimento condiviso capace di penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto.”
  1. “Rimanere umani. Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani …”

In buona sostanza, Papa Leone propone la Dottrina Sociale come un pensiero dinamico (17 e seg.), a servizio della storia, come forma di ‘sapienza progressiva’ (24) e ‘paradigma permanente’ (29), che necessita ‘un discernimento comunitario’ (25).

La lettura retrospettiva del cammino ecclesiale, concepita nell’ottica della Costituzione Gaudium et Spes, si presenta come aderente alla visione evolutiva fatta propria dal Concilio Vaticano II (33 e seg.).

Ma anche l’insistenza sulla ‘coerenza interna’ dei fondamenti e princìpi della Dottrina Sociale ne esprime la sua ‘forza generativa’ (45).

In tal senso, il richiamo alla ‘uguale dignità di tutti gli esseri umani (51 e seg.) non può venire intesa come mera asserzione astratta e generica, ma suona come aperta contestazione alle logiche utilitaristiche oggi dominanti, rispetto alle quali si rivelano ancora eccezionalmente forti due riferimenti:

  • La Dichiarazione ‘Dignitas infinita’ del Dicastero per la dottrina della fede (2 aprile 2024)
  • La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dell’ONU (10 dicembre 1948).

Avendo consapevolezza dei limiti dell’antropocentrismo nonché delle attuali correnti di pensiero transumaniste e postumaniste, ci si propone come prioritario l’obiettivo coraggioso e responsabile di ‘custodire l’umano nella trasformazione’: non mediante un approccio conservatore bensì aperto al divenire, ma vigilando nel “riscoprire la verità come bene comune, tutelare la dignità del lavoro e custodire la libertà contro ogni dipendenza e mercificazione” (131). Ponendo con forza il tema della ‘centralità della scuola’ (143) e segnalando le nuove forme id schiavitù (174) e di colonialismo (178).

Risulta a questo punto evidente la divergenza fra la ‘cultura della potenza’ e la ‘civiltà dell’amore’: due prospettive che si escludono e sulle quali occorre pronunciarsi (182 e seg.).

Qui la critica è netta verso le politiche di contrapposizione e di inimicizia [predicate dalle destre], spesso velate da forme ipocrite di ‘falso realismo’; mentre occorre rilanciare il multilateralismo, il dialogo e la diplomazia, la cure delle relazioni, secondo l’esempio di Giorgio La Pira.

Quanto fin qui evidenziato, auspico possa fungere da stimolo al confronto, invitando soci, amici e simpatizzanti ad intervenire anche con interventi brevi, come si addice allo strumento del BLOG.

Ho espresso non opinioni soggettive, ma un tentativo di sintesi, riservandomi di intervenire a titolo personale.

Aggiungo però una osservazione (a titolo di anticipazione per una sua valutazione in ottica teilhardiana). Rilevando una certa singolarità delle duplice citazione che viene riservata (al n. 232) a Pierre de Berulle (1575-1629): teologo poi cardinale, considerato come guida della ‘scuola mistica francese’: via di spiritualità che condusse a san Vincenzo de Paoli e a san Giovanni Eudes. Il suo pensiero è incentrato sulla Incarnazione con una marcata ottica cristocentrica, che ispira il percorso di divinizzazione che attende l’umanità. Una riflessione che fu una fonte anche per il nostro Pierre Teilhard de Chardin.

Luciano Mazzoni Benoni

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Marco Galloni
Marco Galloni
1 mese fa

Per rimanere umani al tempo dell’intelligenza artificiale, come la “Magnifica Humanitas” ci esorta a fare (MH 15), occorre a mio avviso tenere innanzitutto presenti le radici di “intelligenza”, parola legata sia a “inter-legere” sia a “intus-legere”. “Inter-legere” indica l’abilità di collegare, di mettere in relazione dati e informazioni; “intus-legere” ha invece a che fare con la capacità di leggere in profondità, di penetrare l’essenza di cose e situazioni.

È ovvio che le macchine hanno e avranno sempre di più una capacità di “inter-legere” enormemente superiore a quella dell’uomo, ma questo non basta perché si possa parlare di intelligenza. Occorre anche e soprattutto “intus-legere”, e questo può farlo solo l’essere umano. Ridurre tutto a mera efficienza, velocità e risultati da raggiungere può essere molto pericoloso: nel “Faust” di Goethe è proprio così che ragiona Mefistofele.

edmondo cesarini
edmondo cesarini
27 giorni fa

Vorrei presentare una considerazione sul rapporto tra Intelligenza Artificiale e Magnificenza Umana. Intelligenza significa “leggere dentro”, quindi scoprire cosa c’è nella realtà, come stanno lle cose, cosa può derivare dal passato: e questo sicuramente la macchina ormai lo fa meglio dell’uomo.
Magnificenza significa “fare cose grandi”, “cose nuove”: viene in mente “grandi cose ha fatto un me l’Onnipotente”, “io faccio nuove tutte le cose”….

La differenza che vedo tra IA e MU è nella capacità di porsi rispetto al futuro. L’uomo progetta un futuro e si impegna a realizzarlo, a volte anche “sperando contro ogni speranza”, a volte con poche probabilità di attuarlo, perché “lo vuole”, mette in gioco se stesso, rischia se stesso.

Il bene futuro non è solo conseguenza di ciò che è avvenuto nel passato, ma anche – soprattutto – deriva da quello che l’uomo desidera e vuole attuare – si potrebbe dire “creare”.

Nel sostituirsi all’uomo per trattare – meglio di lui – cose già esistenti, spingendolo e quasi costringendolo ad occuparsi delle novità, del futuro, dell’evoluzione, IA può contribuire alla crescita umana, alla attuazione della MU…..