LUCIANO VALLE, Tra linguaggi e mistico, ed. Borla
a cura di LMB
Un libro singolare, per l’ispirazione e l’asse riflessivo, eppure un libro altresì pertinente, rispetto al contesto odierno: pienamente aderente allo sguardo proposto dall’autore, ormai quasi quaranta anni or sono.
Questo libro propone un itinerario cronologicamente lineare: dapprima la necessità dell’avvento del Moderno; in parallelo l’espandersi del Politico (e la sua conseguente crisi); quindi le aporie del primo e le parabole del secondo; poi la supremazia della Tecnica (o meglio la sua necessità – effettività ed il suo oltrepassamento, che passò perfino attraverso la Regola di San Benedetto ‘Ora et Labora’); indi la necessità della ricostruzione dell’Etico. Finalmente, superati i linguaggi nel loro divenire polimorfico e nell’attuale orizzonte secolarizzante, ecco riapparire - come nella notte – qualche scintilla di Redenzione: “per un attimo, all’uomo è stato fatto Dono dell’Evento dell’Incanto”. Un Incanto Mistico che si rivela nella storia e che prepari lo slargo della Saggezza.
Lungo questo itinerario, assai tortuoso rispetto alla sua apparente linearità storico-processuale, l’Autore propone al cap. 4 della Sezione settima (182-196) per la messa a fuoco della “perfezione dell’incanto” l’accostamento di un gruppo di figure apparentemente ed usualmente piuttosto distanti: Cristo – Bonhoeffer – Teilhard de Chardin – Francesco d’Assisi – Hesse – R. Walser – Nietzsche – Rilke. Si segnala la lucidità con la quale viene delineata la caratterizzazione del Cristianesimo come ‘cosmologia’, seguendo una sequenza logica stringente (182 e seg.):
“la teologia diventa estetica” e “l’epifania cosmica, se rimane presente come predicabilità del Dio biblico, si subordina tuttavia alla epifania come storia: il Logos è la teofanìa che si è fatta carne … ma la cristologia e anche antropologia. … L’amore è fondativo … Alla religio, al mito, si oppone la fede nell’Ereignis messianico …: essa dissacra sia l’appaesamento del pensiero mitico col Tutto, sia il dualismo tra cosmo e Dio che costituisce il ‘religioso’. La cristologia quindi, dopo Bonhoeffer (ma già dopo Francesco d’Assisi) non dispone più ad una generica antropologia: sposta più ‘in basso’ l’umanesimo feuerbachiano. La cristologia è totale kenosi. Il Logos fatto carne entra nella storia per la ‘porta stretta’ di una comunicazione preferenziale con tutti gli spodestati, gli ‘ultimi’. Di questa offerta kenotica, il Cristo è appunto la figura ricapitolatrice … Ancora all’estetica teologica rimanda la Visio di Teilhard de Chardin.
Questa Visio non irrompe come novità assoluta: Teilhard è, fino alla fine, col S. Paolo dei grandi inni cristologici … Anche per Teilhard allora Cristo è « Colui che ne suo essere ‘teandrico’ raccoglie tutta la creazione », che imbeve ogni cosa come elemento universale, per il cui « tramite tutto è creato, santificato, vivificato ».
Il « Corpo » di Cristo è corpo « cosmico »: penetra, è « diffuso » nell’intero universo”.
Proseguono poi tre pagine (185-186-187) tutte intrise di strette citazioni di Teilhard, fino a far approdare Francesco e Teilhard all’Oriente: una prossimità percepita e dimostrata, anche tramite Eckhart, fino al Buddha: cosmica è la fraternità che Francesco introduce e celebra alla fine con sorella frate Jacopa de’ Settesoli, che coincide col Risvegliato Vasudeva … ; “In questo stato l’io s’inabissa nel Tutto (192) … e beata è infine la Visio di Rilke” (193-195).
L’esito conclusivo è l’Abisso, alla sezione nona:
“Il ritmo che, al proprio compimento, rimane sospeso su un’Assenza è vera « apofasi », forma regia dell’itinerarium in Deum. Ecco il Silenzio. Qui approda l’Autore, anche tramite H. De Lubac e K. Rahner:
“Nel cadere del discorso ontico su Dio, di una onto – teologia che assume le sembianze dell’idolatria, l’Absolutus appare definitivamente sciolto dal linguaggio rappresentativo. Al massimo sopravvive, per il suo canto, l’hymneia, il linguaggio della lode … La Voce rimande indicibile: ma la sua indicibilità, la mantiene come Presenza che Invia. Cade il linguaggio come possibilità di lode, accanto al Mistico del Silenzio. …
Questo Assolutamente – Assoluto è vero e tremendum « mysterium »: di fronte al « deserto » che lo costituisce, si raccoglie un Altro Silenzio, come compiuto, definitivo ateismo dei linguaggi.
Non è il Silenzio del Mistico nella Storia o nella Natura, come cessare di linguaggio di fronte alla Pianezza dell’Incanto. Piuttosto, esso è epifania della radicale incompetenza del linguaggio ad esplorare l’Assoluta Inaccessibilità.
Di questo Nuovo Silenzio, non si dà tentazione di linguaggio, neppure come balbettio. Il suo ‘proprio’ piuttosto ha il ritmo della notte. Di fronte a questo scorrere, infinitamente paziente, diventa allora la sopportazione a cui l’umano appare destinato”.
Come si evince da queste citazioni, la tematica trattata non solo è estremamente attuale rispetto alla discussione avviata attorno al ‘post – teismo’; ma risulta altrettanto pertinente e convincente rispetto alla nostra odierna condizione esistenziale: stretta fra tensioni umanamente ormai poco sostenibili (nell’urto di violenza – guerra – catastrofe ecologica) e sempre meno leggibili tramite i consueti linguaggi religiosi, poco attrattivi e sempre più privi di empatia e di respiro, nella perdurante assenza di qualsiasi convincente prospettiva di evoluzione storica.