{"id":29548,"date":"2025-04-01T14:53:35","date_gmt":"2025-04-01T12:53:35","guid":{"rendered":"https:\/\/teilhard.eu\/?post_type=in_vetrina&#038;p=29548"},"modified":"2025-04-01T15:40:59","modified_gmt":"2025-04-01T13:40:59","slug":"rileggere-teilhard-de-chardin","status":"publish","type":"in_vetrina","link":"https:\/\/teilhard.eu\/fr\/in_vetrina\/rileggere-teilhard-de-chardin\/","title":{"rendered":"Rileggere Teilhard de Chardin"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"29548\" data-post-id=\"29548\" data-obj-id=\"29548\" class=\"elementor elementor-29548 dce-elementor-post-29548\" data-elementor-post-type=\"in_vetrina\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-2f37d72 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"2f37d72\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-961097c\" data-id=\"961097c\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b04eb61 elementor-cta--skin-classic elementor-animated-content elementor-bg-transform elementor-bg-transform-zoom-in elementor-widget elementor-widget-call-to-action\" data-id=\"b04eb61\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"call-to-action.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-cta\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-cta__bg-wrapper\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-cta__bg elementor-bg\" style=\"background-image: url(https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/01.jpg);\" role=\"img\" aria-label=\"\"><\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-cta__bg-overlay\"><\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-cta__content\">\n\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-cta__title elementor-cta__content-item elementor-content-item\">\n\t\t\t\t\t\tRileggere Teilhard de Chardin<br> Una teologia promettente per il domani<br><br>\t\t\t\t\t<\/h2>\n\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-cta__description elementor-cta__content-item elementor-content-item\">\n\t\t\t\t\t\t<div style=\"text-align:right;\"><b>A cura di<\/b> Paolo Trianni<\/div>\n<br>\nCollana: Giornale di teologia 468\n<br>\nISBN: 978-88-399-3468-0\n<br>\nFormato: 12,3 x 19,3 cm\nPagine: 360\n<br>\nEd. Queriniana\n<br><br>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 10 aprile 1955 moriva a New York il gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin, teologo e scienziato tra i pi\u00f9 discussi e amati del Novecento. Quantomeno sottotraccia, egli \u00e8 stato anche uno dei pi\u00f9 influenti esponenti di quella \u201cNouvelle th\u00e9ologie\u201d che ha poi condotto la Chiesa al Concilio Vaticano II.\n<br><br>\nA settant\u2019anni dalla morte, l\u2019editrice Queriniana ha deciso di dedicare un saggio collettaneo a questo autore che tanto ha dato alla speculazione teologica novecentesca e molto ha ancora da dare alla Chiesa e alla teologia del futuro. La persuasione comune che accompagna gli specialisti coinvolti nel saggio, infatti, \u00e8 che la visione teilhardiana sia ancora largamente attuale. Molte delle sue intuizioni, infatti, aiutano a leggere criticamente la contemporaneit\u00e0, e forniscono spunti e indicazioni illuminanti su quello che pu\u00f2 essere lo sviluppo del cristianesimo nel suo terzo millennio. Ci\u00f2 lo si pu\u00f2 affermare perch\u00e9 la visione teologico-religiosa da lui espressa risulta innovativa non soltanto per quanto riguarda il rapporto tra fede e scienza (in particolare la sua rilettura dei racconti genesiaci alla luce dell\u2019evoluzionismo), ma anche su molti altri ambiti della dottrina cristiana.\n<br><br>\nA ben vedere, non c\u2019\u00e8 settore della sistematica che egli non abbia rivisitato con uno sguardo originale ed innovatore. Ad una distanza temporale adeguata dal monitum del 1962, l\u2019occasione \u00e8 dunque propizia per fare un bilancio oggettivo sulla sua opera e sugli studi ad essa dedicati, e, parimenti, sulla riabilitazione in corso del lavoro teologico-scientifico di cui \u00e8 stato protagonista.\n<br><br>\n<b>La visione teologica di Teilhard de Chardin<\/b><br>\nIl cardine della teologia teilhardiana \u00e8 stato l\u2019evoluzionismo. Egli, cio\u00e8, leggeva la storia del cosmo come un cammino proteso verso un estuario finale che denominava Punto Omega. Uno dei termini chiave del suo tipico lessico, \u00e8 appunto \u201cmuovere verso\u201d. Tale avanzamento era da lui scandito in tre successive fasi che denominava cosmogenesi, noogenesi e cristogenesi. Essenzialmente, infatti, vedeva attuarsi nel cosmo una spiritualizzazione della materia che egli leggeva come una fase preliminare a cui sarebbe seguita una cristificazione dello Spirito.\n<br><br>\nScientificamente, tale processo era spiegato dal geologo francese attraverso quella che denominava legge di \u201ccomplessit\u00e0-coscienza\u201d. Egli, per\u00f2, descriveva gli effetti dinamici dell\u2019evoluzione nell\u2019interiorit\u00e0 dell\u2019uomo e nell\u2019esteriorit\u00e0 della societ\u00e0 storiche, anche con altri due termini: quelli di progresso \u201cradiale\u201d e \u201ctangenziale\u201d. Per comprendere il pensiero di Teilhard de Chardin, \u00e8 appunto necessario prendere confidenza con questo suo linguaggio tecnico, perch\u00e9 \u00e8 attraverso tali neologismi che ha illustrato il proprio \u201cCredo\u201d.\n<br><br>\nL\u2019evoluzionismo teilhardiano, nel cercare di farne una breve presentazione, si basa su di una cosmologia che arriva a definire \u201csanta la materia\u201d, ma anche in una pneumatologia \u201cdal basso,\u201d emergente, cio\u00e8, dal cosmo stesso, sebbene provocata dal Punto Omega e animata dal Cristo. \u00c8 precisamente questa concezione dell\u2019evoluzionismo, che egli leggeva teologicamente come un \u201cmuovere verso\u201d il traguardo cristico, che lo ha spinto ad interpretare in modo diverso il rapporto tra la materia e lo spirito. Tale riconosciuta continuit\u00e0 tra le vicende terrene e l\u2019orizzonte della fede, o, per meglio dire, tra il cammino evolutivo del pianeta e le dottrine teologiche, \u00e8 la dimensione del suo pensiero che ha sollevato le maggiori perplessit\u00e0.\n<br><br>\nTeilhard de Chardin \u00e8 arrivato a ricomprendere teologicamente la dinamica evolutiva perch\u00e9 vedeva la vita cosmica coinvolta in un processo di crescente unificazione e amorizzazione in virt\u00f9 dall\u2019emersione progressiva, nel mondo e nella storia, di valori cristici. Dinamica che trovava compimento, a suo avviso, grazie all\u2019Incarnazione e alla sua prosecuzione eucaristica, che, nella rilettura teilhardiana, svolge una funzione di reificazione e santificazione del cosmo.\n<br><br>\nQuesta continuit\u00e0 \u2013 anzich\u00e9 discontinuit\u00e0 \u2013 tra prospettiva teologica e prospettiva scientifica, e tra dimensione materiale e dimensione spirituale, \u00e8 ci\u00f2 che maggiormente ha esposto il suo pensiero alla polemica e al dibattito pubblico. Il contraddittorio \u00e8 stato ulteriormente enfatizzato dal fatto che egli ha cercato di giustificare questa idea teologica in termini scientifici, appellandosi cio\u00e8 alla geologia e alla paleontologia. Come studioso dell\u2019evoluzione, infatti, non poteva condividere l\u2019interpretazione letterale che in passato \u00e8 stata data ai primi capitoli della Bibbia. Inesorabilmente, per\u00f2, la novit\u00e0 oggettiva di queste sue idee lo hanno fatto entrare in conflitto con il tradizionalismo teologico, che era condizionato, all\u2019epoca, dal contrasto al modernismo. La novit\u00e0 dei temi da lui affrontati ha fatto s\u00ec che i suoi scritti, pur circolando clandestinamente, hanno incontrato una rapida ed ampia popolarit\u00e0, arrivando ad influenzare alcuni dei pi\u00f9 rilevanti teologi del primo Novecento.\n<br><br>\nLe pagine da lui firmate, che illustrano non un altro cristianesimo, ma un cristianesimo spiegato in modo diverso. Esse non offrono soltanto una visione teologica innovativa, ma forniscono anche delle chiavi che consentono di comprendere i processi in atto nel mondo contemporaneo. A distanza di settant\u2019anni, le sue riflessioni continuano a essere attuali e offrono uno sguardo precorritore e perspicace sugli sviluppi tecnici e sociali attuali.\n\nOccorre riconoscere, su un piano pi\u00f9 generale, che la sua visione religiosa concepisce Dio, il mondo e la Chiesa come nessun altro teologo prima di lui. La sua speculazione, inoltre, ambisce a spiegare il piano divino sul cosmo e il cammino umano verso il divino gettando sguardi inediti anche sul mistero del male, del peccato e della croce. Il pensiero teilhardiano, in sintesi, permette di ripensare, in modo complessivo, \u201cl\u2019essere\u201d e \u201cl\u2019esserci\u201d. Nella storia della teologia, prima di Teilhard de Chardin, ci sono stati ben pochi altri autori che hanno espresso una simile dirompente originalit\u00e0. \u00c8 questo il motivo per il quale le sue considerazioni meritano studi periodici e aggiornati.\n\nA meritare ulteriori ricerche, in particolare, \u00e8 la sua specifica maniera di leggere con uno sguardo unitario ci\u00f2 che una lunga tradizione filosofica e teologica ha sempre rappresentato in chiave dialettica. Sotto questo aspetto, Teilhard de Chardin non \u00e8 solo l\u2019uomo delle due vocazioni \u2013 quella verso la terra e quella verso il cielo \u2013 ma della loro sintesi. L\u00e0 dove la tradizione teologico-filosofica ha sempre visto irriducibile discontinuit\u00e0 e contrapposizione, egli intravedeva invece continuit\u00e0 e una possibile conciliazione. La sua proposta teologica, infatti, individua una sintesi terza ad alcune tra le maggiori diadi elaborate dal pensiero umano: quella tra materia e spirito; tra monismo e dualismo; tra fissismo e progressismo; tra unita\u0300 e molteplicit\u00e0; tra identit\u00e0 e differenza; tra storicit\u00e0 e acosmismo; tra verticalit\u00e0 e orizzontalit\u00e0; tra idealismo e realismo; tra vuoto e pieno.\n\nA ci\u00f2 si aggiunga che egli ha anche armonizzato, per cos\u00ec dire, Oriente ed Occidente. Non \u00e8 un caso, a questo riguardo, che molti missionari che hanno lavorato in Asia abbiano utilizzato le sue intuizioni per lavorare nei loro contesti. Il gesuita, per\u00f2, pur apprezzando le mistiche e le spiritualit\u00e0 dell\u2019Oriente, \u00e8 sempre stato uno strenuo e appassionato difensore della civilt\u00e0 occidentale. In contrapposizione netta al monismo panteista o al dualismo radicale di cui sono espressioni le metafisiche orientali, ha proposto infatti una spiritualit\u00e0 che, pur fondata sulla necessit\u00e0 di liberarsi dalla pesantezza materiale, non si oppone alla terra, ma la \u201cattraversa\u201d considerandola un orizzonte evolutivo e convergente verso lo spirito.\n\nLa mistica in cui egli si riconosceva, aveva come oggetto, per l\u2019appunto, l\u2019unificazione del cosmo, e, pi\u00f9 ancora, un Regno di Dio conquistabile non fuggendo il mondo ma impegnandosi e operando nella storia. La categoria centrale in cui egli si \u00e8 riconosciuto, \u00e8 appunto la trasfigurazione, concetto che, in fondo, non \u00e8 n\u00e9 escatologista n\u00e9 incarnazionista, perch\u00e9 suppone che la realt\u00e0 cosmica non vada letta in s\u00e9 stessa, ma alla luce della sua simbolicit\u00e0 e nell\u2019ottica del suo destino escatologico finale.\n<br><br>\nI quindici contributi del presente saggio intendono dunque approfondire e fare un bilancio \u2013 ciascuno da un punto di vista disciplinare differente \u2013 l\u2019articolata visione teologica teilhardiana; le sue svariate proposte di sintesi; e i suoi sguardi ancora attuali sulla modernit\u00e0. \u00c8 significativo, del resto, che egli, prendendo a modello il cardinale Newman, intendesse portare alla Chiesa ci\u00f2 che c\u2019era di bello e buono nel mondo moderno.<a href=\"#note\">[1]<\/a>.\n<br><br>\nTeilhard de Chardin si stupiva, e persino rammaricava, di essere il solo ad avere avuto una tale visione unificante capace di dialogare con le societ\u00e0 e le dimensioni contemporanee. Com\u2019\u00e8 noto, il Monitum del 1962 ha anzi giudicato ambigua la portata innovativa delle sue idee e le inconsuete aperture del suo pensiero religioso<a href=\"#note\">[2]<\/a>. Come rimarcava Ludovico Galleni, uno dei pochi studiosi che ne abbia studiato l\u2019opera scientifica, oltre a quella teologica, il silenziamento sulla sua riflessione succeduto a quel richiamo, ha impedito la libera di discussione e rallentato non poco il chiarimento teologico delle questioni da lui sollevate[<a href=\"#note\">[3]<\/a>. In fondo, per\u00f2, gi\u00e0 Gaudium et spes 44, con le sue aperture al mondo contemporaneo, si pu\u00f2 leggere come una condivisione della visione teilhardiana. Il ripensamento teologico di cui il gesuita \u00e8 stato promotore, inoltre, \u00e8 del tutto in linea con quello sviluppo della dottrina \u2013 da non associare al concetto di evoluzione del dogma \u2013 ripetutamente auspicato da papa Francesco.\n<br><br>\nSe la bibliografia dedicata a Teilhard de Chardin, in varie lingue, conta un numero di saggi pari se non superiore a quella di cui sono stati oggetto i grandi teologi novecenteschi del Vaticano II, non deve essere considerato un caso. L\u2019attenzione verso la speculazione teologica di cui \u00e8 stata autore, va infatti letta come un indicatore significativo di quanto il cristianesimo e la Chiesa del nostro tempo abbiano bisogno di sguardi inediti per pensare la fede e adattarla alle sfide della contemporaneit\u00e0.\n<br><br>\n<b>Per un profilo biografico<\/b><br>\nPierre Teilhard de Chardin ha concentrato in un\u2019unica esistenza molte vite. \u00c8 stato prete, scienziato, esploratore, professore universitario, teologo ed eroe di guerra. Soprattutto, per\u00f2, \u00e8 stato un gesuita bersagliato dalla Chiesa che, nonostante le vessazioni subite, gli \u00e8 rimasto fedele fino all\u2019ultimo dei suoi giorni.\n<br><br>\nNato a Sarcenat, nella regione dell\u2019Alvernia, il 1\u00b0 maggio 1881, proveniva da una famiglia di antica nobilita\u0300 ed era il quarto di undici figli. Il padre Emmanuel, che si occupava del castello e della fattoria, era anche uno studioso di storia locale e un naturalista, mentre la madre, Berthe-Ade\u0300le de Dompierre d\u2019Hornoy, era una discendente di Voltaire. E\u0300 da lei, che tutte le mattine attraversava il bosco all\u2019alba per andare a messa, che, come scrisse, nacque in lui \u201cuna scintilla di fede\u201d.\n<br><br>\nLa dinamica della sua vocazione religiosa, per\u00f2, l\u2019ha raccontata egli stesso ne Il cuore della materia, in uno dei suoi rari spunti autobiografici, spiegando che ha avuto anche un\u2019altra fonte: l\u2019attrazione verso la natura e l\u2019ordine del cosmo. Potremmo dire che il suo cammino di fede \u00e8 passato dall\u2019ordine naturale all\u2019ordine divino, attraverso una sorta di attrazione nei confronti dell\u2019inalterabile e dell\u2019eterno. Non sorprendente, pertanto, che nella lettera alla famiglia in cui preannunciava la sua decisione di abbracciare la vita religiosa nella Compagnia di Ges\u00f9, abbia spiegato che a motivarlo era il \u201cdesiderio del pi\u00f9 perfetto\u201d. A scuola dai gesuiti, doveva aveva studiato, come dir\u00e0 in seguito padre Bre\u0301mont, si era distinto per \u201cessere il primo in tutto, ma di una disperante compostezza\u201d, rimproverandogli, da stimato critico letterario che apprezzava la scrittura del giovane Teilhard, la sua dispersiva \u201cpassione per le pietre\u201d.\n<br><br>\nIl suo lungo percorso di formazione nella Compagnia di Gesu\u0300, ebbe come tappe Aix-en-Provence, il Cairo \u2012 dove insegno\u0300 anche fisica \u2012, e Hastings, in Gran Bretagna, dove nel 1911 ricevette l\u2019ordinazione sacerdotale. L\u2019entrata definitiva tra i chierici regolari avvenne nel 1912, dopo aver ricevuto l\u2019ordinazione sacerdotale il 24 agosto 1911.\n<br><br>\nMentre ancora frequentava il terzo anno di teologia a Canterbury, nell\u2019agosto del 1914, esplose il flagello della prima guerra mondiale. Dichiarato idoneo al servizio, su sua richiesta, il 20 gennaio 1915, venne inviato al fronte come barelliere di seconda classe delle truppe d\u2019Africa, le pi\u00f9 esposte. Nominato caporale, rifiuto\u0300 \u2013 per condividere fino in fondo la sorte dei compagni \u2013, di diventare barelliere onorario o cappellano poilu. In virt\u00f9 di questa scelta, speriment\u00f2 la vita dura della trincea e fu attore delle battaglie pi\u00f9 cruenti. Una guerra vissuta a cosi\u0300 stretto contatto con le sofferenze e le privazioni, lascia inevitabilmente il segno.\n<br><br>\nNella vita dell\u2019ancora giovane sacerdote, si deve considerare una sorta di spartiacque, e non pu\u00f2 non stupire che egli l\u2019abbia poi ricordata parlando di una \u201cnostalgia del fronte\u201d. Sensazione difficile da capire, che pu\u00f2 forse essere spiegata mettendo in evidenza come la guerra produca talvolta, nei soldati, un sentimento di libert\u00e0, perch\u00e9 vita e morte diventano egualmente indifferenti. Animato da tale spirito, il caporale si distinse per il suo coraggio incosciente. A chi gli chiedeva: \u201cMa non hai paura di morire?\u201d, lui rispondeva: \u201cSe verro\u0300 ucciso cambier\u00f2 stato di coscienza, tutto qui\u201d. Per il servizio prestato in guerra, ricevette tre menzioni al merito, la croce di guerra e la medaglia al valor militare. Nel 1921, su richiesta del suo vecchio reggimento, venne persino nominato cavaliere della Legion d\u2019onore, la massima onorificenza della Repubblica francese. Alla fine del conflitto bellico, decise di proseguire gli studi in paleontologia gi\u00e0 iniziati a Parigi nel biennio 1912-1914. Nel 1922 giunse alla laurea diventando, quello stesso anno, professore aggiunto all\u2019Institut Catholique.\n<br><br>\nTeilhard de Chardin si sentiva, per cos\u00ec dire, un uomo realizzato. Aveva trovato la vita che cercava. Di l\u00ec a poco, per\u00f2, un episodio non previsto e non immaginato cambi\u00f2 completamente i suoi progetti esistenziali. Quello stesso anno, infatti, padre Riedenger, gesuita professore allo scolasticato di Enghien, gli chiese delle pagine che sintetizzassero la sua problematizzazione del peccato originale, tema sul quale aveva scritto delle osservazioni gi\u00e0 due anni prima, giacche\u0301, da paleontologo e geologo, non poteva non porsi il problema della narrazione biblica della prima coppia e del giardino dell\u2019Eden.\n<br><br>\nQueste carte erano private e non destinate alla diffusione, vennero per\u00f2 fatte circolare, e ci\u00f2 gli valse una denuncia alla curia romana che era allora guidata dall\u2019intransigente Merry del Val. Per ricostruire il quadro di quel periodo, occorre ricordare che nel 1907 era stata emanata l\u2019enciclica Pascendi contro il Modernismo, che, oltretutto, reindirizzava la teologia verso la Scolastica.\n<br><br>\nL\u2019esito finale di tale contenzioso fu, nel 1926, l\u2019invito a partire per la Cina, dove gi\u00e0 era stato per alcune spedizioni di ricerca. Complessivamente, anche se con delle brevi interruzioni, Teilhard de Chardin ha vissuto in Cina vent\u2019anni. Proprio in questo paese, per\u00f2, ha raggiunto una certa notoriet\u00e0 scientifica internazionale, per aver scoperto il Sinantropo, una forma sconosciuta di ominide.\n<br><br>\nA Parigi torno\u0300 solo dopo la Seconda guerra mondiale. Aveva oramai compiuto 68 anni. Si sentiva anziano ed era abitato da un certo disincanto. Scoperse, per\u00f2, di essere diventato una sorta di celebrit\u00e0, perch\u00e9 i suoi scritti, sia pure sottobanco, avevano circolato molto ed erano diffusamente conosciuti, sia negli ambienti scientifici che in quelli teologici. Nella capitale francese trov\u00f2 alloggio nei locali annessi alla rivista Etudes, e pot\u00e9 frequentare alcune delle massime figure della cultura francese del tempo. Le sue attivit\u00e0, per\u00f2, erano limitate dal fatto che su di lui pesava ancora il divieto di pubblicare e parlare in pubblico su argomenti religiosi. A ci\u00f2 si aggiunga che gi\u00e0 pochi mesi dopo il rientro dalla Cina, il suo pensiero, insieme a quello di altri esponenti della nouvelle the\u0301ologie, era stato duramente attaccato dal teologo domenicano Garrigou-Lagrange. Nella notte tra il 1\u00b0 ed il 2, giugno, inoltre, venne colpito da un infarto che lo lascio\u0300 tra la vita e la morte per quindici giorni.\n<br><br>\nL\u2019ampio apprezzamento per il suo lavoro scientifico, comunque, gli procuro\u0300, quasi subito, la nomina a direttore del Centre National de la Recherche Scientifique. Successivamente gli venne anche proposta una cattedra al prestigioso Colle\u0300ge de France. Sia per chiedere l\u2019autorizzazione all\u2019insegnamento alle autorit\u00e0 della Chiesa, sia per difendere la sua opera principale, Il fenomeno umano, nel 1948 si reco\u0300 a Roma. Probabilmente, proprio l\u2019imprudenza di non aver scisso i due ambiti dell\u2019insegnamento scientifico e della riflessione teologica, ebbe come esito un rinnovato divieto a svolgere attivit\u00e0 pubbliche, e un nuovo invito a lasciare la Francia.\n<br><br>\nD\u2019altro canto, volendo spiegare il clima dell\u2019epoca, si pu\u00f2 ricordare come, solo due anni pi\u00f9 tardi, nell\u2019agosto 1950, sarebbe stata pubblicata l\u2019Humani generis, enciclica di Pio XII \u00abcontro le nuove e false teorie\u00bb che coinvolgevano, tra gli altri, l\u2019amico De Lubac \u2012 che tante volte lo aveva difeso \u2012 e, in filigrana, anche e soprattutto lui.\n<br><br>\nNel 1951, su consiglio della Compagnia, si stabili\u0300 a New York, nella residenza dei gesuiti di Park Avenue. Venne nominato collaboratore permanente della Wenner-Gren Foundation for Anthropological Research, una fondazione di ricerche antropologiche con la quale si reco\u0300, a settant\u2019anni suonati, due volte in Africa. Di ritorno dal continente africano, il 12 ottobre del 1951, scrisse una missiva al generale della Compagnia di Ges\u00f9, padre Janssens, poi pubblicata nelle Lettere intime, nella quale, temendo un nuovo attacco di cuore, ebbe premura di sottolineare il suo totale attaccamento alla Chiesa e all\u2019ordine, senza pero\u0300 rinunciare a ribadire gli assi irrinunciabili della propria fede: il valore unico dell\u2019uomo al vertice della vita; la posizione assiale del cattolicesimo nelle convergenti attivit\u00e0 umane; il compimento della creazione assunta da Cristo risorto.\n\nMori\u0300 a New York, in seguito ad un secondo attacco di cuore, il giorno di Pasqua del 1955.\n<br><br>\n<b>Struttura e contesto del volume<\/b><br>\nIl 1955 fu anche l\u2019anno della pubblicazione del primo dei tredici volumi che compongono l\u2019opera omnia di Teilhard de Chardin. Una diecina di anni dopo, in un clima ancora conciliare, Rosino Gibellini diede alle stampe, nel Giornale di Teologia, un primo bilancio della discussione su Teilhard de Chardin, riportando le grandi interpretazioni di cui era stato oggetto il suo pensiero: quella biografica di C. Cun\u00e9ot, quella marxista di R. Garaudy, quella razionalista di E. Kahane, quella protestante di G. Crespy, e quelle di teologi cattolici come C. Tresmontant, J. Dani\u00e9lou, H. de Lubac e H.U. von Balthasar<a href=\"#note\">[4]<\/a> . Idealmente, la presente raccolta del Giornale di teologia si ricollega a quella di settanta anni fa, cercando di dare dell\u2019autore una lettura aggiornata e attualizzata.\n<br><br>\nIl saggio ospita quindici contributi che, da visuali disciplinari differenti, rileggono il pensiero religioso di Teilhard de Chardin nella convinzione che esso abbia ancora molto da dire, e non soltanto al nostro tempo, ma anche al domani della teologia e della Chiesa. Il senso della curatela, infatti, non \u00e8 solo quello di celebrare la sua opera in un anniversario importante e in una fase di oggettiva riabilitazione, ma anche valorizzare la carica innovativa della ricerca teologica da lui messa in campo.\n<br><br>\nCi\u00f2 che rende originale e unico il presente volume, \u00e8 che esso ospita riflessioni firmate da quindici conoscitori del pensiero e dell\u2019opera di Teilhard de Chardin che sono altrettanto esperti, e in molti casi docenti, degli ambiti filosofici o teologici di riferimento. \u00c8 la prima volta, a questo proposito, che il pensiero del gesuita francese viene analizzato con una tale organica sistematicit\u00e0. Nello specifico, per\u00f2, ha il merito di offrire una lettura aggiornata delle principali tematiche teilhardiane che vengono qui rilette alla luce dei pi\u00f9 recenti sviluppi teologici e scientifici.\n<br><br>\nLa logica che ha guidato la strutturazione del libro, \u00e8 precisamente quella della \u201ccompletezza\u201d e della \u201csistematicit\u00e0\u201d in diretta corrispondenza con i vari indirizzi disciplinari che articolano la teologia dogmatica. Esso \u00e8 strutturato su tre sezioni: una prima legata alla sua biografia e ai suoi studi scientifici; una seconda, pi\u00f9 sistematica, che, prendendo atto del carattere innovativo del suo pensiero, abbiamo definito \u201crivoluzione teologica\u201d; e una terza dedicata alla sua spiritualit\u00e0, alle sue riflessioni sulla pluralit\u00e0 religiosa e alla sua comprensione escatologico-cosmica del Regno di Dio.\n<br><br>\nNella prima parte Gianfilippo Giustozzi, autore di saggi sul gesuita francese, ha scritto un contributo in relazione all\u2019\u201cantropologia teologica\u201d, e quindi agli elementi che consentono di definire il suo pensiero un neo-umanesimo e un neo-cristianesimo. Carmelo Dotolo, teologo che si \u00e8 occupato di Teilhard de Chardin, ha collocato il suo pensiero nell\u2019ambito della \u201cstoria della teologia\u201d novecentesca. Stefano Visintin, che ha anche una formazione scientifica in fisica, ha approfondito la \u201cteologia della natura\u201d. Lubos Rojka, da filosofo della scienza, ha approfondito la \u201cpneumatologia\u201d. Cosimo Quaranta, specialista di escatologia e antropologia transumanista, si \u00e8 impegnato in un\u2019analisi che ha messo a tema lo sviluppo tecnico-scientifico contemporaneo in chiave \u201cmorale\u201d.\n<br><br>\nNella seconda sezione, pi\u00f9 prettamente dedicata alla dogmatica, Maurizio Gronchi, ordinario della disciplina, ha approfondito la \u201ccristologia\u201d del francese. Luciano Mazzoni e Anna Maria Tassone, fondatori del Centro Studi Teilhard de Chardin, hanno analizzato la sua \u201cecclesiologia\u201d attenzionando anche il suo concetto del femminino. Giovanni Salmeri, teologo e filosofo, ha steso varie considerazioni collegabili alla \u201cteologia fondamentale\u201d. Andrea Grillo, da esperto della materia, ha approfondito le riflessioni di Teilhard de Chardin sulla \u201csacramentaria\u201d e, in particolare, la sua concezione dell\u2019eucaristia. Marco Galloni, ricercatore teologico che anni si occupa del gesuita francese, ha approfondito la sua \u201csoteriologia\u201d e, nello specifico, la sua rilettura della Croce e del peccato originale. Paolo Trianni, che sul tema ha gi\u00e0 pubblicato un pi\u00f9 ampio saggio, presenta Teilhard de Chardin come precursore della \u201cteologia delle religioni\u201d inclusivista. Marco Vannini, filosofo e noto studioso di misticismo, ha analizzato la sua peculiare comprensione della \u201cteologia mistica\u201d. Ilia Delio ha approfondito l\u2019\u201cescatologia\u201d in un\u2019ottica etico-evoluzionista. Fran\u00e7ois Euv\u00e9 ha analizzato \u201cla teologia spirituale\u201d anche in rapporto ad una salvezza non soltanto individuale ma anche cosmico-ecologica. Antonio Spadaro ha messo in evidenza il posto che Teilhard de Chardin occupa nella \u201cstoria del cristianesimo\u201d novecentesco soffermandosi sulla sua contemporaneit\u00e0 e sulla progressiva riabilitazione della sua visione religiosa, anche in rapporto all\u2019eucaristia e al recente sviluppo delle reti telematiche.\n<br><br>\nSono questi i contenuti di un saggio che non si limita, come si diceva, a celebrare la memoria di uno dei pi\u00f9 decisivi teologi del Novecento, ma intende altres\u00ec vagliare il suo neocristianesimo alla luce degli attuali sviluppi teologici e scientifici. L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 appunto quello di mettere in evidenza la sua contemporaneit\u00e0 e quanto esso pu\u00f2 dare alla Chiesa del nostro tempo impegnata in un percorso di autocoscienza sinodale e in un confronto dialettico con un progresso tecnico-scientifico sempre pi\u00f9 invasivo e totalizzante.<\/p>\n<br><a name=\"note\"><\/a> \n[1] Cf. P. Teilhard de Chardin, Journal, 26 aou\u0302t 1915 \u2013 4 janvier 1919, Fayard, Paris 1975, 90.\n<br><br>\n[2] Per la presa di posizione delle autorit\u00e0 romane nei riguardi del gesuita francese, si consideri: A. Daverio, Roma e Teilhard, in Il futuro dell\u2019Uomo 1 (1983) 13-21.\n<br><br>\n[3] Cf. L. Galleni, Teilhard de Chardin, in G. Tanzella Nitti \u2013 A. Strumia (edd.), Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede, Citta\u0300 Nuova\/Urbaniana University Press, Roma 2002, 2111-2124.\n<br><br>\n[4]  Cf. R. Gibellini, La discussione su Teilhard de Chardin, Queriniana, Brescia 1968.\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-cta__button-wrapper elementor-cta__content-item elementor-content-item \">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-cta__button elementor-button elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/www.queriniana.it\/libro\/rileggere-teilhard-de-chardin-4564\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\tLINK EDITORE\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"featured_media":29543,"template":"","in_vetrina_folder":[],"class_list":["post-29548","in_vetrina","type-in_vetrina","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.8 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Rileggere Teilhard de Chardin - CENTRO STUDI \u201cTeilhard de Chardin per il futuro dell\u2019uomo\u201d<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/teilhard.eu\/fr\/in_vetrina\/rileggere-teilhard-de-chardin\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"fr_FR\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Rileggere Teilhard de Chardin - CENTRO STUDI \u201cTeilhard de Chardin per il futuro dell\u2019uomo\u201d\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Rileggere Teilhard de Chardin Una teologia promettente per il domani A cura di Paolo Trianni Collana: Giornale di teologia 468 ISBN: 978-88-399-3468-0 Formato: 12,3 x 19,3 cm Pagine: 360 Ed. 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