{"id":22573,"date":"2023-07-08T11:52:53","date_gmt":"2023-07-08T09:52:53","guid":{"rendered":"https:\/\/teilhard.eu\/?post_type=recensioni&#038;p=22573"},"modified":"2025-01-03T21:45:12","modified_gmt":"2025-01-03T20:45:12","slug":"parole-che-fanno","status":"publish","type":"recensioni","link":"https:\/\/teilhard.eu\/es\/recensioni\/parole-che-fanno\/","title":{"rendered":"Parole che fanno"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"22573\" data-post-id=\"22573\" data-obj-id=\"22573\" class=\"elementor elementor-22573 dce-elementor-post-22573\" data-elementor-post-type=\"recensioni\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-bbbedf0 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"bbbedf0\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-b7b7f17\" data-id=\"b7b7f17\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-051cb78 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"051cb78\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<h5 style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #002660;\"><i>A cura di <\/i><\/span><span style=\"color: #002060;\"><i>Nicoletta Amodio<\/i><\/span><i><\/i><\/h5>\n<figure><\/figure>\n<figure><\/figure>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n\n<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-22574 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Parole-che-fanno-300x207.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"207\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-22574 lazyload\" src=\"http:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Parole-che-fanno-300x207.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"207\" srcset=\"https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Parole-che-fanno-300x207.jpg 300w, https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Parole-che-fanno-768x529.jpg 768w, https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Parole-che-fanno.jpg 996w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/noscript>\n\n<br>\n\n<a href=\"#libro\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Nel suo saggio*<\/strong><\/span><\/a><span style=\"color: #002060;\">, Vittorio Pelligra, Professore di Politica Economica all\u2019Universit\u00e0 di Cagliari, ci fa strada attraverso le dinamiche nascoste che condizionano la comunicazione pubblica, ma anche il nostro giudizio critico, i nostri orientamenti e, dunque, il nostro agire.\n\nLo scritto si struttura in ventitr\u00e9 capitoli, corrispondenti ad altrettante ventitr\u00e9 parole topiche, che rimandano alle variegate dimensioni della nostra facolt\u00e0 percipiente e ne influenzano il senso che attribuiamo loro, nonch\u00e9 la modalit\u00e0 di contestualizzazione e valorizzazione.\n\nL\u2019argomentazione analitica prende le mosse dal riferimento all\u2019economia comportamentale quale disciplina economica nata una trentina d\u2019anni fa dall\u2019incontro tra la psicologia cognitiva e l\u2019economia. Pelligra lascia intendere che gli economisti abbiano cominciato ad importare delle idee dalla psicologia cognitiva nei loro modelli revisionali, in particolare in quelli di scelta, perch\u00e9 si sono resi conto che le assunzioni tradizionali dei pattern di razionalit\u00e0 risultassero in previsioni puntualmente false. Hanno perci\u00f2 cercato un po\u2019 intorno, nelle discipline \u201ccugine\u201d \u2013 psicologia, sociologia e antropologia \u2013 ulteriori intuizioni e hanno allargato e costruito un modello di agente e di decisore pi\u00f9 complesso e adeguato dal punto di vista descrittivo, in grado di prevedere meglio la complessit\u00e0 dell\u2019azione umana. In tal modo, si sono sviluppati vari filoni di ricerca, sia per quanto riguarda le scelte individuali, sia per quanto concerne le scelte sociali e collettive.\n\nViviamo l\u2019era dell\u2019attenzione limitata e della stanchezza cronica nei confronti delle sovrabbondanti informazioni che riceviamo; tutto ci\u00f2 ci rende oltremodo vulnerabili e si traduce in fenomeni non solo individuali, ma anche macrosociali di violenza e irruenza espressive, che implicano la spasmodica ricerca di soli bias della conferma, non gi\u00e0 di confronti produttivi e altres\u00ec capacit\u00e0 di ascolto. L\u2019esito \u00e8, inevitabilmente, quello di una pseudo-comunicazione, parziale, viziata, asfittica.\n\nIn questo contesto gi\u00e0 cos\u00ec coartato, trova ulteriore terreno fertile l\u2019uso distorto dei social, che sfruttano in maniera parossistica le debolezze del sistema comunicativo e di sostanziale povert\u00e0 decodificativa del singolo. Le informazioni che si ricevono devono spingere a restare \u201cconnessi\u201d, ma isolati il pi\u00f9 possibile, impegnati, ma di fatto anestetizzati e completamente proni ad ogni sorta di stimolazione e induzione di bisogni che ancora devono essere espressi e materializzati. Di continuo, una volta entrati in tale dinamica tossica, vengono inviate tramite i potenti canali della dis-comunicazione informazioni che ci piacciono, che allettano i nostri gusti e sensi, cosicch\u00e9 noi rilasciamo una gran quantit\u00e0 di nostre tracce e diventiamo, a nostra volta, moltiplicatori di queste relazioni. Cos\u00ec, stabilito ormai un rapporto di dipendenza confidenziale con entit\u00e0 che, di fatto, mai sono in carne ed ossa n\u00e9 si concretizzano fisicamente, si formano vere e proprie reti di esseri virtuali che condividono gli stessi interessi, le stesse credenze e preferenze, fino a rafforzarsi a vicenda e creare polarizzazioni sociali.\n\nSi viene a definire, in tal modo, una sorta di opposizione\/parallelismo \u2013 pur se vogliamo anacronistici &#8211; tra il modello proposto da Wittgenstein, secondo il quale i limiti del nostro linguaggio siano i confini del nostro mondo, e Aristotele, che si chiedeva se la sete di conoscenza potesse, non senza sarcasmo, porsi quale valido rimedio all\u2019ignoranza. Evidentemente, il secondo non aveva ancora davanti a s\u00e9 la prospettiva complessa e, per molti versi, travisata che abbiamo noi oggi dei concetti di \u201cconoscenza\u201d e \u201ccompetenza\u201d, quindi interpretava <em>tout court <\/em>in termini positivi perlomeno lo stimolo alla conoscenza. Per Wittgenstein, figlio di un tempo maggiormente prossimo a noi, la risposta era pi\u00f9 netta e marcata e lasciava con nettezza presagire il <em>limen<\/em> fra le due dovesse essere ben definito.\n\nAll\u2019interno del libro in questione, poi, si affronta anche il tema, assai cogente oggi, della sovrastima che caratterizza i nostri processi critici e interpretativi della realt\u00e0: infatti, dice l\u2019autore, si tende a sovrastimare fenomeni che hanno una bassa incidenza e, per converso, a sottostimare quelli che ne hanno una alta. Allora, qual \u00e8 il problema legato a questo sistematico disallineamento?\n\nEcco che Pelligra prende in esame il consenso politico e illustra quanto esso si costruisca intercettando quelli che sono i <em>desiderata <\/em>degli elettori; pertanto, siccome questi sono sistematicamente influenzati da tali percezioni traviate e difformi dal dato reale, si propongono linee di azione che sono strutturate non sulla realt\u00e0, appunto, bens\u00ec sulla percezione. Orbene, la politica rincorre le percezioni errate degli elettori e non la realt\u00e0 dei fenomeni e ci\u00f2 non fa che acuire i rischi gi\u00e0 insiti i tutti i populismi, che traggono la propria linfa proprio dal fenomeno dell\u2019<em>overloading<\/em>, ossia sovraccarico informativo, sostanzialmente errato e non filtrato.\n\nUn altro aspetto assai rilevante riguarda ci\u00f2 che l\u2019autore dice riguardo alla nostra natura di esseri psico-logici e non logici. Questo \u00e8 fondamentale per comprendere la sua naturale traduzione si manifesti nel fatto che un ragionamento valido logicamente possa essere surclassato da uno verosimile, ma raccontato molto bene. Quindi, si capisce con chiarezza perch\u00e9 noi siamo estremamente vulnerabili alle storie e ai film, essendo dotati di un cervello non logico, bens\u00ec narrativo. E\u2019 su questo, perci\u00f2, che pu\u00f2 attecchire un sistema comunicativo fondato non sulla sostanza della verit\u00e0, bens\u00ec sulla appariscenza dell\u2019involucro, sulla patinatura della copertina, il che d\u00e0 nitore alla tesi la nostra evoluzione sia avvenuta non in senso sillogistico, ma storico-descrittivo, quasi rapsodico.\n\nParadossalmente, dunque, il modo per compattare le storie verosimili ma false \u00e8 quello di propinare narrazioni che siano verosimili ma vere e qui entra in gioco il tema della responsabilit\u00e0, altro grande pilastro che l\u2019autore propone alla nostra attenzione e che \u00e8 un ulteriore motivo sotteso al libro. Non a caso, esso funge da filo rosso che attraversa tutti i capitoli del volume, costituito da tante lettere dell\u2019alfabeto quante sono le parole simboliche scelte per costruirne la riflessione. Ventitr\u00e9 parole selezionate con perizia che raccontano il nostro mondo, la nostra modalit\u00e0 di vedere e interpretare la narrazione delle storie.\n\nLa questione antropologica essenziale di fondo \u00e8 la venuta alla luce &#8211; nei mesi bui della pandemia, quando c\u2019\u00e8 stata la necessit\u00e0 di comunicare alle persone l\u2019andamento di un fenomeno nuovo, pericoloso, che ci coinvolgeva tutti &#8211; della necessit\u00e0 di spingere le comunit\u00e0 all\u2019azione (da qui, appunto, il titolo stesso dell\u2019opera \u201cParole che fanno\u2026\u201d). La sostanza \u00e8 che non ci si \u00e8 riusciti perch\u00e9 se i numeri \u2013 il caso del periodo della pandemia \u00e8 iconico, appunto \u2013 non sono inseriti nell\u2019ambito di una storia, all\u2019interno della quale il singolo vale in misura maggiore della moltitudine, il linguaggio e la sua sostanza non arrivano nella loro pregnanza e si arresta sul nascere il valore del fare delle parole, appunto.\n\n<span style=\"color: #002060;\">Da una parte, questo meccanismo pu\u00f2 essere usato strumentalmente per spingerci a pensieri, azioni, nonch\u00e9 alla formazione di credenze di un certo tipo, ma, dall\u2019altra, la stessa tecnica e logica possono essere impiegate, anzi dovrebbero esserlo, per rendere pi\u00f9 consapevoli i cittadini, ad esempio sui rischi connessi a certi comportamenti; invece, \u00e8 come se ci fosse un tab\u00f9 da questo punto di vista, e i settori pubblici di informazione ragionassero di avere di fronte degli automi razionali, capaci di fare calcoli costi\/benefici, valutare in maniera precisa i dati a disposizione e di deliberare in maniera logica. E\u2019 una finzione della quale si stenta ancora a prendere consapevolezza, come ci fa notare argutamente Pelligra.\n\nUn lavoro, quello dell\u2019autore, che, attraverso gli strumenti delle scienze comportamentali, in definitiva ci orienta all\u2019insegna dell\u2019analisi profonda dei meccanismi regolatori della comunicazione sociale, attribuisce un senso meno sentimentalistico e maggiormente speculativo alle nostre percezioni, ci aiuta a capire il perch\u00e9 del fatto propendiamo verso certe credenze e non altre, ma soprattutto, in definitiva, fa luce sul senso delle nostre azioni. Conoscere queste dinamiche \u00e8 un passo evolutivo fondamentale alla volta del disvelamento del significato addentro alla storia, alla notizia e ci permette di costruire un\u2019idea articolata di ci\u00f2 che si cela dietro alle parole, scegliendole con pi\u00f9 cura, premura e pertinenza. In un\u2019espressione, con pi\u00f9 attenzione.<\/span>\n\n<\/div>\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c7f9a6e elementor-widget elementor-widget-menu-anchor\" data-id=\"c7f9a6e\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"menu-anchor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-menu-anchor\" id=\"libro\"><\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-935e4ca elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"935e4ca\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div style=\"text-align: justify;\"><p><a href=\"https:\/\/www.gabriellieditori.it\/shop\/spiritualita\/il-corpo-liberato\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-22581 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/9788831175692_0_536_0_751-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" \/><noscript><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-22581 lazyload\" src=\"http:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/9788831175692_0_536_0_751-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/9788831175692_0_536_0_751-200x300.jpg 200w, https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/9788831175692_0_536_0_751.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/noscript><\/a><\/p><\/div><p><span style=\"color: #002060;\">(*) Vittorio Pelligra, <em>Parole che fanno \u2013 La logica occulta della comunicazione<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, 2022, 144 pagine, 16.90 \u20ac. Prefazione di Annamaria Testa<\/span><\/p>\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-791657c elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"791657c\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-xs elementor-animation-grow\" href=\"https:\/\/teilhard.eu\/recensioni\/\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">home RECENSIONI<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"author":85,"featured_media":22574,"template":"","categories":[],"autori":[189],"recensioni_folder":[],"class_list":["post-22573","recensioni","type-recensioni","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","autori-nicoletta-amodio"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.8 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Parole che fanno - CENTRO STUDI \u201cTeilhard de Chardin per il futuro dell\u2019uomo\u201d<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/teilhard.eu\/es\/recensioni\/parole-che-fanno\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"es_ES\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Parole che fanno - CENTRO STUDI \u201cTeilhard de Chardin per il futuro dell\u2019uomo\u201d\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"A cura di Nicoletta Amodio Nel suo saggio*, Vittorio Pelligra, Professore di Politica Economica all\u2019Universit\u00e0 di Cagliari, ci fa strada attraverso le dinamiche nascoste che condizionano la comunicazione pubblica, ma anche il nostro giudizio critico, i nostri orientamenti e, dunque, il nostro agire. 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