{"id":24869,"date":"2023-10-18T12:00:47","date_gmt":"2023-10-18T10:00:47","guid":{"rendered":"https:\/\/teilhard.eu\/?post_type=altri-testi&#038;p=24869"},"modified":"2026-02-14T16:18:37","modified_gmt":"2026-02-14T15:18:37","slug":"il-peccato-di-esistere","status":"publish","type":"altri-testi","link":"https:\/\/teilhard.eu\/es\/altri-testi\/il-peccato-di-esistere\/","title":{"rendered":"Il peccato di esistere"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"24869\" data-post-id=\"24869\" data-obj-id=\"24869\" class=\"elementor elementor-24869 dce-elementor-post-24869\" data-elementor-post-type=\"altri-testi\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-dddb44e elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"dddb44e\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-bf49a7a\" data-id=\"bf49a7a\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4304a44 elementor-widget elementor-widget-theme-post-featured-image elementor-widget-image\" data-id=\"4304a44\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"theme-post-featured-image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"620\" height=\"375\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Peccato-di-esistere.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-24871 lazyload\" alt=\"\" data-srcset=\"https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Peccato-di-esistere.jpg 620w, https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Peccato-di-esistere-300x181.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"620\" height=\"375\" src=\"https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Peccato-di-esistere.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-24871 lazyload\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Peccato-di-esistere.jpg 620w, https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Peccato-di-esistere-300x181.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/noscript>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-10d3edd elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"10d3edd\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<h5 style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #002060;\">di Marco Galloni<\/span><\/h5><h5 style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #002060;\">Il peccato pertanto \u00e8 \u201camore di s\u00e9 fino al disprezzo di Dio\u201d<\/span><\/h5><p><span style=\"color: #002060;\">Se identifichiamo Dio con l\u2019Essere sussistente in s\u00e9 stesso del tomismo (\u201cIpsum esse subsistens\u201d), allora il nostro esistere \u00e8 inevitabilmente un esilio da Lui. Lo dice l\u2019etimologia del verbo latino \u201cexsistere\u201d, nel quale troviamo un nucleo statico, \u201c-<em>sist\u0115re<\/em>\u201d, e un nucleo dinamico che indica il moto da luogo, \u201c-\u0113x\u201d<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Alla lettera, esistere significa \u201cstare da\u2026\u201d, \u201cessere presenti nella realt\u00e0 a partire da un\u2019origine\u201d. Esistere vuol dire stare nel mondo provenendo da Dio, dunque essere in qualche modo lontani da Lui. \u00c8 quanto afferma Paolo in 2Cor 5,6-8: \u00abCos\u00ec, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finch\u00e9 abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in visione. Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore\u00bb; il testo greco \u00e8 in realt\u00e0 meno drastico della traduzione CEI, non usa il termine \u201cesilio\u201d e dice solo \u00absiamo lontani (\u1f10\u03ba\u03b4\u03b7\u03bc\u03bf\u1fe6\u03bc\u03b5\u03bd) dal Signore\u00bb, ma il senso \u00e8 quello. L\u2019Apostolo delle Genti costruisce un gioco di parole utilizzando due participi molto simili ma dal significato antitetico: \u201cendemountes\u201d (\u1f10\u03bd\u03b4\u03b7\u03bc\u03bf\u1fe6\u03bd\u03c4\u03b5\u03c2), che vuol dire \u201cabitanti\u201d, \u201cresidenti in patria\u201d, ed \u201cekdemountes\u201d (\u1f10\u03ba\u03b4\u03b7\u03bc\u03bf\u1fe6\u03bd\u03c4\u03b5\u03c2), il cui significato \u00e8 \u201cesuli\u201d, \u201cassenti dal proprio paese\u201d. In questo modo Paolo esprime il paradosso della nostra condizione esistenziale: siamo nel mondo, dimoriamo nel corpo, e nello stesso tempo siamo lontani dal Signore, che \u00e8 la nostra vera e definitiva patria. Il credente \u00e8 un pellegrino, un viandante in cammino verso casa: \u00abInfatti non abbiamo quaggi\u00f9 una citt\u00e0 stabile, ma cerchiamo quella futura\u00bb (Eb 13,14). \u00a0\u00a0<\/span><\/p><p>\u00a0<\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>Gettati fuori del mondo di Dio<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Durante un\u2019appassionata omelia pronunciata il 29 maggio 2022 nella Chiesa del Ges\u00f9 per la solennit\u00e0 dell\u2019Ascensione, il gesuita Ottavio De Bertolis ha sottolineato il carattere metaforico della cacciata di Adamo: \u00abNoi nasciamo fuori del mondo di Dio, e se non fosse per la sua grazia ci rimarremmo. Nasciamo gettati fuori. La metafora \u00e8 il cherubino che con la spada chiude l\u2019accesso al paradiso; il paradiso perduto, direbbe Milton. Ebbene, quel paradiso non \u00e8 pi\u00f9 perduto perch\u00e9 ci siamo rientrati attraverso l\u2019umanit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo, perch\u00e9 il Verbo si \u00e8 fatto carne, ha assunto la nostra debolezza; noi, che moriremo, rientriamo nel mondo di Dio attraverso la nostra morte\u00bb. Non dissimile da quello di padre De Bertolis S.J. \u00e8 il pensiero del teologo redentorista Th\u00e9odule Rey-Mermet: \u00abNo, l\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 nata in un paradiso terrestre. Quel cielo di felicit\u00e0 e di divina amicizia descritto da Genesi 3 \u00e8 il modello della creazione: non \u00e8 passato, ma futuro; non \u00e8 dietro, ma davanti a noi. \u00c8 il disegno di Dio per la fine dei tempi. \u00c8 posto all\u2019inizio della Bibbia perch\u00e9 si comincia sempre per definire il modello. Ma, nell\u2019esecuzione, l\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 iniziata con esseri perfetti poi decaduti, ma con umili abbozzi amorosamente perfezionati da Dio secondo le leggi di un lento sviluppo. Questa \u00e8 proprio la verit\u00e0 storica: \u201cL\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 iniziata con esseri perfetti poi decaduti\u201d. Ma la Genesi ha annunciato sotto forma di una magnifica parabola sia il futuro che Dio ha concepito per essa, sia il difficile cammino che essa dovr\u00e0 percorrere prima di giungere al traguardo\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>Un\u2019inevitabile condizione dovuta al fatto stesso di esistere<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Questa condizione di esilio da Dio o lontananza che dir si voglia non pu\u00f2 certo essere considerata un peccato nel senso proprio del termine, cos\u00ec come lo definisce il Catechismo della Chiesa Cattolica: \u00abIl peccato \u00e8 un\u2019offesa a Dio: \u201cContro di te, contro te solo ho peccato. Quello che \u00e8 male ai tuoi occhi io l\u2019ho fatto\u201d (Sal 51,6). [\u2026] Come il primo peccato, \u00e8 una disobbedienza, una ribellione contro Dio, a causa della volont\u00e0 di diventare \u201ccome Dio\u201d (Gen 3,5), conoscendo e determinando il bene e il male. Il peccato pertanto \u00e8 \u201camore di s\u00e9 fino al disprezzo di Dio\u201d. Per tale orgogliosa esaltazione di s\u00e9, il peccato \u00e8 diametralmente opposto all\u2019obbedienza di Ges\u00f9, che realizza la salvezza\u00bb (CCC 1850). Si tratta piuttosto di una inevitabile condizione dovuta al fatto stesso di esistere. \u00c8 ci\u00f2 che Heidegger chiama \u201cGeworfenheit\u201d, la \u201cgettatezza\u201d, l\u2019essere lanciati nel mondo come dadi sul tavolo da gioco, l\u2019essere-per-la-morte; non a caso i francesi di solito traducono \u201cGeworfenheit\u201d con \u201c<em>d\u00e9r\u00e9liction\u201d, \u201cderelizione\u201d, \u201cabbandono\u201d<\/em>. Veniamo gettati in un universo che non abbiamo scelto, ci \u00e8 in gran parte sconosciuto, non manca talvolta di mostrarsi ostile nei nostri confronti e nel quale persino la materia inorganica, secondo una delle pi\u00f9 accreditate teorie sulla fine del cosmo, \u00e8 destinata alla morte entropica. Pi\u00f9 che un\u2019offesa a Dio, l\u2019esistenza sembra un\u2019ingiuria alla creatura e in particolare all\u2019uomo, l\u2019unico ente, per quanto ne sappiamo, ad avere coscienza del proprio destino di morte. Se non \u00e8 un peccato nel vero senso della parola, tuttavia questa condizione produce nell\u2019uomo una certa carenza d\u2019essere che la rende molto simile al peccato. Come direbbero gli esistenzialisti, tale condizione determina uno sfasamento tra esistenza ed essenza: per l\u2019esistenzialismo ateo di Sartre l\u2019uomo \u00e8 l\u2019unico ente nel quale l\u2019esistenza precede l\u2019essenza, per cui egli deve darsi da fare per diventare s\u00e9 stesso attraverso le proprie scelte e il proprio impegno nel mondo; per l\u2019esistenzialismo cristiano di Kierkegaard, Karl Barth, Paul Tillich e altri, invece, \u00e8 l\u2019essenza, divina e infinita, a precedere l\u2019esistenza. Non manca chi ritiene possibile una terza posizione, come il pastore valdese Angelo Cassano: \u00abPersonalmente ritengo che non solo l\u2019esistenza preceda l\u2019essenza, come per Sartre, ma anche il contrario. Le due affermazioni viaggiano su binari paralleli e sono interconnesse\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Come sia, questo sfasamento \u2013 che prendendo in prestito i concetti dell\u2019elettrotecnica possiamo rappresentare come la mancata coincidenza tra tensione e corrente in una sinusoide applicata su un carico non puramente resistivo \u2013 esiste sempre, e secondo Tillich conduce al peccato. Per il teologo tedesco, Cristo \u00e8 colui che corregge lo sfasamento tra essenza ed esistenza poich\u00e9, in virt\u00f9 del suo essere pienamente Dio e pienamente uomo, le possiede entrambe in perfetto sincronismo. \u00a0\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>Il tesoro sperperato del simbolo adamitico<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Purtroppo l\u2019interpretazione letterale di alcuni testi biblici ha fatto s\u00ec che per secoli e millenni la colpa di tutto ci\u00f2 che di negativo esiste nel mondo fosse scaricata sull\u2019uomo, con l\u2019unica attenuante \u2013 se di attenuante si pu\u00f2 parlare \u2013 della tentazione diabolica. Testi, per fare solo due esempi, come il racconto della caduta di Genesi 3 e il passo della Lettera ai Romani in cui Paolo scrive che \u00aba causa di un solo uomo il peccato \u00e8 entrato nel mondo e con il peccato la morte\u00bb (Rm 5,12). Se la creazione \u00e8 opera di un Dio sommamente buono ed \u00e8 essa stessa buona (cfr. Gen 1,1-31), si pensava, il male e il negativo non possono che venire da creature corrotte e corruttrici, il diavolo in primis e poi l\u2019essere umano. Oltre ad aver colpevolizzato oltremisura l\u2019uomo, questa interpretazione ha contribuito a fuorviarlo e deresponsabilizzarlo, a fargli perdere coscienza dei suoi veri errori, limiti e peccati: \u00abPerfino la morte era colpa nostra\u00bb, ebbe a dire Raniero La Valle durante una conferenza sull\u2019argomento tenuta tempo fa presso il monastero camaldolese di S. Gregorio al Celio in Roma. \u00c8 evidente che la tradizionale interpretazione della Genesi non \u00e8 pi\u00f9 accettabile: chi pu\u00f2 ancora sostenere che il genere umano discenda da un\u2019unica coppia di progenitori e che il peccato originale si trasmetta, come diceva sant\u2019Agostino, attraverso il concepimento (opinione peraltro mai fatta propria dalla Chiesa)? Paul Ricoeur ha scritto parole molto chiare, al riguardo: \u00abIl concetto di peccato originale \u00e8 un falso sapere e deve essere infranto come sapere [\u2026]\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Per poi aggiungere: \u00abNon si dir\u00e0 mai abbastanza quanto male ha fatto alla cristianit\u00e0 l\u2019interpretazione letterale, bisognerebbe dire \u201cstoricista\u201d, del mito di Adamo; essa lo ha fatto cadere nella professione d\u2019una storia assurda e in speculazioni pseudo-razionali sulla trasmissione quasi biologica d\u2019una colpevolezza quasi giuridica per l\u2019errore di un <em>altro<\/em> uomo, respinto lontano nella notte dei tempi, non si sa bene dove, tra il pitecantropo e l\u2019uomo di Neanderthal. Contemporaneamente il tesoro nascosto del simbolo adamitico \u00e8 stato sperperato\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>Un peccato per analogia<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">In effetti \u2013 faceva notare nel 1973 il gesuita Maurizio Flick \u2013 \u00abi Padri dei primi tre secoli ammettevano che tutti gli uomini hanno ricevuto un\u2019eredit\u00e0 funesta da Adamo, una corruzione, e in modo speciale la morte; ma non dicevano che questa corruzione dovesse chiamarsi \u201cpeccato\u201d\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Per Ireneo di Lione il vero responsabile del peccato non \u00e8 Adamo ma il serpente tentatore; Adamo \u00e8 pi\u00f9 vittima che colpevole, e i suoi discendenti vivono in un regime di cattivit\u00e0 instaurato dal diavolo cos\u00ec come un esercito sconfitto \u00e8 tenuto prigioniero dal vincitore. Per questo Dio maledice il serpente e la terra ma non maledice Adamo, nei confronti del quale si mostra anzi misericordioso; per Ireneo, Dio permette la morte affinch\u00e9 il peccato non diventi immortale<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Secondo il vescovo di Lione, quindi, ci\u00f2 che Cristo redime non \u00e8 tanto un peccato quanto una condizione di degrado, di separazione da Dio che accomuna tutti gli uomini.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">La dottrina del peccato originale trov\u00f2 la sua formulazione tecnica soltanto ai tempi di sant\u2019Agostino, nella polemica anti-pelagiana. Con questa formulazione, secondo Flick, il Doctor Gratiae \u00abvolle dire, come mostrano vari studi convergenti (de Blic, Cl\u00e9mence, Staffner, Sage\u2026) che la situazione in cui l\u2019uomo nasce \u00e8 realmente simile a quella in cui egli si mette per un peccato personale, in quanto implica la morte dell\u2019anima (cio\u00e8 la privazione della grazia) e una perversit\u00e0 della volont\u00e0 (la concupiscenza) [\u2026]\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>; la dottrina agostiniana sul peccato originale sar\u00e0 successivamente confermata dai concili di Cartagine del 418, di Orange (529) e di Trento (1545). Si tratterebbe insomma di un peccato per analogia. Scrive ancora Flick: \u00abSi \u00e8 dunque segnati dal peccato per il fatto stesso che si entra per la nascita a far parte dell\u2019umanit\u00e0 attuale. Il dogma del peccato originale consiste quindi essenzialmente nell\u2019affermazione che l\u2019uomo nasce in uno stato caratterizzato da questi tre elementi: privazione della grazia (\u201celemento ontico\u201d), corruzione della volont\u00e0 (\u201celemento personalistico\u201d), dipendenza dal peccato personale antecedente (elemento \u201csociale\u201d e \u201cstorico\u201d). Per questi tre elementi la condizione nativa dell\u2019uomo \u00e8 realmente simile a quella che segue un atto personale gravemente peccaminoso, e perci\u00f2 pu\u00f2 essere detta <em>analogamente<\/em> \u201cpeccato\u201d\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. \u00c8 ci\u00f2 che sostiene anche Karl Rahner quando parla della differenza tra \u201cpeccato originale originante\u201d e \u201cpeccato originale originato\u201d: \u00abPeccato originale originante significa dunque il peccato proprio di cui \u00e8 personalmente responsabile Adamo, a differenza dal peccato originale originato dei discendenti di Adamo: questo si pu\u00f2 chiamare \u201cpeccato\u201d solo in senso analogo\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. Di peccato per analogia parla anche il Catechismo della Chiesa Cattolica edizione 1993: \u00ab[\u2026] Adamo ed Eva commettono un <em>peccato personale<\/em>, ma questo peccato intacca la <em>natura umana<\/em>, che essi trasmettono <em>in una condizione decaduta<\/em>. Si tratta di un peccato che sar\u00e0 trasmesso per propagazione a tutta l\u2019umanit\u00e0, cio\u00e8 con la trasmissione di una natura umana privata della santit\u00e0 e della giustizia originali. Per questo il peccato originale \u00e8 chiamato \u201cpeccato\u201d in modo analogico: \u00e8 un peccato \u201ccontratto\u201d e non \u201ccommesso\u201d, uno stato e non un atto\u00bb (CCC 404). \u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Letto in questa chiave, Genesi 3 \u2013 lungi dal voler riferire \u00abcon esattezza protocollare ci\u00f2 che \u00e8 successo all\u2019inizio della storia umana\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> \u2013 si configura come un racconto appartenente al genere drammatico, sapienziale ed eziologico che descrive la nostra condizione di sempre: l\u2019uomo nasce condannato a morte, non \u00e8 padrone di s\u00e9 e della propria volont\u00e0, \u00e8 preda della concupiscenza e di appetiti sfrenati, vive in perenne conflitto con Dio, con s\u00e9 stesso, con gli altri e con la creazione. \u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>Nella Rivelazione il dato fondamentale non \u00e8 il peccato<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">L\u2019insieme dottrinale riferentesi al peccato originale, spiega ancora Maurizio Flick, \u00e8 stato tradizionalmente concepito secondo uno schema discendente dalla causa all\u2019effetto, deducendo l\u2019effetto a partire da una causa identificata con la trasgressione paradisiaca. In altri termini, dal peccato originale originante si \u00e8 voluto dimostrare il peccato originale originato. Ora, questo modo di presentare il messaggio cristiano inverte la prospettiva in cui la Rivelazione pone il peccato. Nella Rivelazione il dato fondamentale, il nucleo del messaggio, non \u00e8 il peccato ma Cristo, colui che pu\u00f2 salvare l\u2019uomo dalla morte e dal fallimento esistenziale. L\u2019origine, la causa del male \u00e8 collocata solo sullo sfondo. Occorre dunque abbandonare la visione amartiocentrica che gi\u00e0 tanti danni ha provocato e orientarsi verso un cristianesimo realmente centrato sul Redentore e sulla redenzione. Allora il testo paolino di Rm 5,11-21 non \u00e8 pi\u00f9 un discorso sul peccato e sulla morte ma sul dono di grazia e sulla vita eterna: \u00abEsso spiega che dobbiamo gloriarci in Cristo, autore della nostra salvezza\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Non ha quindi molto senso continuare a domandarsi di chi sia la colpa, se a peccare sia stato il \u201csinanthropus\u201d di Teilhard de Chardin, l\u2019australopiteco Lucy o il sapiens, in quale anno sia stato commesso il peccato originale e cose del genere. Il peccato, inteso in senso lato come l\u2019eredit\u00e0 funesta di cui parlavano i Padri, accompagna l\u2019uomo da sempre ed \u00e8 ovunque presente, come scrive Teilhard in <em>Nota su alcune rappresentazioni storiche possibili del peccato originale<\/em>: \u00abOccorre che allarghiamo a tal punto le nostre vedute sul peccato originale da non poterlo pi\u00f9 collocare, attorno a noi, n\u00e9 qui, n\u00e9 l\u00e0, e che sappiamo soltanto che esso \u00e8 dappertutto, mescolato con l\u2019essere del Mondo tanto quanto Dio che ci crea e il Verbo Incarnato che ci riscatta\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. Ma in questa situazione innata e desolante, che la teologia scolastica chiama peccato originale originato, opera il Creatore infinitamente buono, che fin dagli inizi della storia perdona, soccorre, dona gratuitamente la sua misericordia salvifica: \u00abPerci\u00f2 la certezza fondamentale su cui si basa la fede nella redenzione non \u00e8 l\u2019informazione storica su fatti avvenuti all\u2019origine del mondo [\u2026] ma \u00e8 la rivelazione su Cristo, Redentore necessario di tutti i membri della nostra umanit\u00e0, senza alcuna eccezione\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>La Terra, un sistema di riferimento non-inerziale e non-spirituale<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Il fatto che la condizione di esilio da Dio nella quale veniamo al mondo non possa essere considerata un peccato nel senso proprio del termine, non vuol dire che il peccato personale non esista. Esiste eccome, e il credente \u00e8 chiamato a continua conversione, a fare tutto ci\u00f2 che \u00e8 in suo potere per evitarlo: anche questo rientra nel dato fondamentale della Rivelazione. Una parte rilevante del problema \u00e8 che il mondo in cui nasciamo \u2013 e qui per mondo intendiamo non tanto la societ\u00e0 umana quanto il mondo della natura \u2013 ha una straordinaria capacit\u00e0 di convincerci che non siamo altro che materia, corpi destinati alla morte. Si tratta in fondo di quella che per i Vangeli di Matteo e di Luca \u00e8 la prima tentazione di Cristo nel deserto, la tentazione del pane (Mt 4,1-4; Lc 4,1-4): la risposta di Ges\u00f9 svela il vero obiettivo del maligno, che non \u00e8 dar da mangiare a un affamato ma convincerlo di non essere che ventre, necessit\u00e0 biologiche da soddisfare. Questo probabilmente \u00e8 vero oggi molto pi\u00f9 che nel passato, anche a causa degli straordinari progressi della scienza e della tecnica. Discipline importantissime, beninteso, ma per loro natura incapaci di riflettere sul principio ontologico universale \u2013 l\u2019essere che unisce diversificando \u2013 e quindi di farci intravedere un orizzonte di trascendenza. Senza questo orizzonte, per\u00f2, l\u2019uomo va alla deriva: \u00abLo spirito umano esige pi\u00f9 che la scienza per comprendersi in seno al mondo\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">L\u2019uomo contemporaneo, preda del riduzionismo materialistico, ragiona un po\u2019 come i pensatori del passato, che continuavano a domandarsi, senza trovare risposta, perch\u00e9 un corpo lanciato in aria a un certo punto cada a terra. La soluzione al problema arriv\u00f2 con il principio di inerzia scoperto da Galilei ma gi\u00e0 intuito da Giordano Bruno nel famoso esempio della nave che si trova ne <em>La cena de le ceneri<\/em> (1583)<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>. E fu una soluzione del tutto contro-intuitiva, alla quale si giunse cambiando la domanda, l\u2019approccio al problema: ci si cominci\u00f2 a chiedere perch\u00e9 il sasso non prosegua la sua corsa all\u2019infinito. Sembra la stessa domanda di prima ma \u00e8 radicalmente diversa, perch\u00e9 parte dal presupposto che il corpo, se non interviene nessuna forza esterna a modificarne lo stato, continui a muoversi di moto rettilineo uniforme. I corpi cadono perch\u00e9 la Terra \u00e8 un sistema di riferimento non-inerziale, nel quale cio\u00e8 prevale la forza di gravit\u00e0. Per analogia possiamo dire che \u00e8 anche un sistema di riferimento non-spirituale, capace di convincere l\u2019uomo dell\u2019assoluta impossibilit\u00e0 che la vita continui oltre la morte e che anzi proprio dopo la morte possa raggiungere la definitiva pienezza. Ecco allora che la condizione di esilio in cui nasciamo pu\u00f2 diventare \u2013 e di fatto spesso diventa \u2013 un peccato nel senso proprio del termine, cio\u00e8 la scelta di credere nella sola realt\u00e0 materiale, di dire no all\u2019offerta salvifica di Cristo. E forse non si tratta nemmeno di una scelta: l\u2019uomo post-moderno, figlio del positivismo e dello scientismo, lo ritiene quasi un dovere, pensa di non poter credere diversamente. La vita eterna gli appare del tutto impossibile. L\u2019uomo di sola ragione non pu\u00f2, non deve credervi. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>Il peccato originale originante: un inizio assoluto<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Quando l\u2019insegnamento della Chiesa sul peccato originale venne fissato dai succitati concili di Cartagine, di Orange e di Trento, nessuno metteva in discussione il peccato originante commesso da Adamo, per cui i concili si limitavano a ripetere il racconto di Genesi 3 senza interpretarlo<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>. Oggi non lo si pu\u00f2 pi\u00f9 fare. La paleoantropologia propende per l\u2019ipotesi poligenista piuttosto che per quella monogenista: l\u2019umanit\u00e0 attuale non proverrebbe da un\u2019unica coppia ma da un gruppo pi\u00f9 o meno grande di progenitori. Se questo \u00e8 vero, se non esiste un Adamo storicamente identificabile, come si pu\u00f2 continuare a parlare del peccato originale originante in termini di colpa personale? Chi lo avrebbe commesso? E in cosa consisterebbe esattamente? La distinzione della teologia classica tra peccato originale originante e peccato originale originato va fatta salva, se \u00e8 vero che, come sostiene Flick, il peccato originale originante \u00abnon sembra essere riducibile alla massa di tutti i peccati commessi dall\u2019umanit\u00e0\u00bb. In questa serie di colpe, precisa il gesuita, \u00abmi sembra che la prima abbia una funzione speciale, essenzialmente diversa dalle altre. Infatti, il primo in una serie di atti umani non \u00e8 semplicemente primo in ordine cronologico, ma segna un inizio assoluto, che non pu\u00f2 non avere una speciale importanza. Inoltre, in questo modo si spiega meglio il salto qualitativo avvenuto nella condizione umana, in ordine alle sue relazioni con Dio\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>. A tal proposito potrebbe tornare utile far cadere la distinzione tra il primo Adamo e i suoi discendenti, tra una condizione pre e post lapsaria, tra il prima e il dopo. Non dobbiamo cercare il peccato originale originante in chiss\u00e0 quale antenato preistorico; siamo noi a commetterlo, siamo noi il primo Adamo che continuamente cade e, cadendo, genera una moltitudine di peccati originati. \u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>Il peccato originale: l\u2019interpretazione di Thomas Merton e dell\u2019anonimo autore de <em>La nube della non conoscenza<\/em><\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Ma cos\u2019\u00e8 esattamente questo peccato originale originante che \u00abnon sembra essere riducibile alla massa di tutti i peccati commessi dall\u2019umanit\u00e0\u00bb e nello stesso tempo \u00absegna un inizio assoluto\u00bb (Flick)? Il racconto di Genesi 3 pu\u00f2 essere interpretato in molti modi diversi, non solo come peccato di \u201chybris\u201d. Ne ricordiamo qui altri due che ci sembrano particolarmente originali e interessanti. Thomas Merton, senza troppo preoccuparsi della distinzione tra peccato originante e originato, identifica il peccato originale con l\u2019egocentrismo umano: \u00abAnche se sono buoni, i miei atti naturali, quando sono soltanto naturali, tendono a concentrare le mie facolt\u00e0 sull\u2019uomo che non sono, su colui che non posso essere, il falso Io in me, la persona che Dio non conosce. E questo avviene perch\u00e9 sono nato nell\u2019egoismo. Sono nato egocentrico. E questo \u00e8 il peccato originale\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Le parole di Merton sulle facolt\u00e0 che tendono a concentrarsi sul falso Io ci permettono di fare un parallelo con un altro grande contemplativo, l\u2019anonimo autore de <em>La nube della non conoscenza<\/em>, con ogni probabilit\u00e0 un monaco certosino inglese del XIV secolo<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>. L\u2019anonimo propone una singolare interpretazione del peccato originale: a suo avviso, \u00abl\u2019uomo ha peccato quando ha smesso di contemplare Dio, secondo quanto leggiamo nella Scrittura: \u201cChiunque rimane in lui non pecca\u201d (1Gv 3,6)\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>. Quelle facolt\u00e0, tutte le facolt\u00e0 umane che Merton vede dirottate sul falso Io, sull\u2019Ego, dovrebbero invece convergere su Dio. In fondo non \u00e8 altro da ci\u00f2 che prescrivono lo Shem\u00e0 Israel di Dt 6,4-9 e il primo comandamento del Decalogo (Es 20,2-17; Dt 5,6-21). Focalizzare tutte le proprie facolt\u00e0 su Dio significa centrarsi sull\u2019Essere sussistente, e cos\u00ec ricevere da Lui tutto l\u2019essere partecipato che la nostra condizione di creature (o di enti, per usare il linguaggio della metafisica) permette di accogliere. Dunque disobbedire a Dio \u2013 la disobbedienza di Adamo \u2013 vuol dire in ultima analisi smettere di ascoltare la voce dell\u2019Essere, che \u2013 come sperimenta il profeta Elia sull\u2019Oreb \u2013 si presenta come \u00abq\u00f4l demamah daqqah\u00bb, espressione che, tradotta alla lettera, significa \u00abuna voce di silenzio sottile\u00bb (1Re 19,12)<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. Non \u00e8 affatto facile ascoltare questa voce, lo sanno bene i mistici: occorre mettere a tacere il chiacchiericcio mentale, disciplinare l\u2019immaginazione, resistere alle distrazioni, dominare la curiosit\u00e0 e il desiderio di esperienze sensazionali\u2026 Vuol dire in sostanza sviluppare le proprie capacit\u00e0 di attenzione e quindi di preghiera; gi\u00e0 i primi Padri, riflettendo sull\u2019assonanza tra le due parole greche che significano attenzione (\u201cprosoch\u00e9\u201d) e preghiera (\u201cproseuch\u00e9\u201d), avevano infatti compreso lo stretto legame tra queste due realt\u00e0.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>La follia di Eva<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Disobbedire a Dio significa insomma \u201cdis-ascoltarlo\u201d, cio\u00e8 mancare di cogliere \u2013 per cattiva volont\u00e0, incapacit\u00e0, pigrizia, instabilit\u00e0, eccetera \u2013 la voce di silenzio sottile, la voce dell\u2019Essere. \u00c8 un peccato di disattenzione, pi\u00f9 che di \u201chybris\u201d; un peccato che commettiamo tutti, sempre, senza neanche rendercene conto. Nell\u2019istante in cui smette di far convergere tutte le sue facolt\u00e0 sull\u2019Essere sussistente in s\u00e9 stesso, l\u2019uomo si ritrova frammentato, alienato, carente d\u2019essere, il che \u00e8 tipico della condizione peccaminosa. Tale carenza non pu\u00f2 essere colmata attraverso sforzi umani, come cercano di fare Adamo ed Eva: il problema non si risolve coprendo la propria ontica nudit\u00e0 con le maschere dell\u2019Ego, tentando di nascondersi alla vista di Dio, scaricando la colpa sull\u2019altro, cercando di prendere e possedere. L\u2019unico modo \u00e8 tornare a contemplare l\u2019Essere, a indirizzare tutte le facolt\u00e0 ed energie su di Lui. Riguardo all\u2019Ego appena menzionato, si fa molta confusione tra questo e l\u2019Io, inteso sia come pronome, sia \u2013 soprattutto \u2013 come ci\u00f2 che secondo la tripartizione freudiana della mente \u00e8 il mediatore tra l\u2019Es\/Id e il Super-Io. Si sente dire spesso che per unirsi a Dio \u00e8 necessario \u00abmortificare l\u2019Io\u00bb, \u00abannullare la propria volont\u00e0\u00bb, \u00abmorire a s\u00e9 stessi\u00bb e cose del genere. In realt\u00e0 ci\u00f2 che bisogna far morire non \u00e8 l\u2019Io ma l\u2019Ego, cio\u00e8 la nostra personalit\u00e0 falsa, idealizzata, creata da noi, egocentrica e capricciosa. Se vogliamo amare, agire nel mondo, vivere da persone sane e relazionarci correttamente con gli altri, al contrario, l\u2019Io dev\u2019essere ben saldo. Un Io fragile e destrutturato non conduce alla santit\u00e0 ma alla neurosi e alla psicosi. L\u2019Io e l\u2019Ego stanno tra loro in un rapporto di proporzionalit\u00e0 inversa: pi\u00f9 cresce e si consolida l\u2019uno, pi\u00f9 diminuisce l\u2019altro (e viceversa). Lo si vede in Gen 3,2-3, nella risposta che la donna (si chiamer\u00e0 Eva solo pi\u00f9 avanti, in Gen 3,20) d\u00e0 al serpente che le chiede se \u00e8 vero che Dio ha comandato di non mangiare di nessun albero del giardino: \u00abDei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell\u2019albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete\u00bb. La donna commette un errore disastroso, fatale: scambia di posto l\u2019albero della vita e quello della conoscenza del bene e del male (Gen 2,9). In mezzo al giardino non c\u2019\u00e8 l\u2019albero dai frutti proibiti, ma l\u2019albero della vita. Nella mente della donna nasce cos\u00ec l\u2019idea che Dio sia colui che si oppone alla vita, che impedisce all\u2019essere umano di vivere pienamente, il che ovviamente \u00e8 assurdo e falso. Cos\u00ec la donna comincia a non capire pi\u00f9 niente, a confondere, a non discernere pi\u00f9 \u2013 cio\u00e8, nel linguaggio giudaico, a \u201cconoscere\u201d \u2013 il bene e il male; allora, per usare le parole della biblista Bruna Costacurta, \u00abEva, da donna-saggezza, donna che d\u00e0 la vita, diventa donna-follia\u00bb. L\u2019Ego di Eva, la sua personalit\u00e0 decaduta, peccaminosa, finisce col divorare anche l\u2019Io razionale.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>L\u2019\u201cesperienza zero\u201d della mistica<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Il peccato originale originante spezza uno dopo l\u2019altro tutti gli anelli che compongono la catena delle relazioni umane (cfr. Gen 3). Il primo a rompersi \u00e8 l\u2019anello tra Dio e l\u2019uomo, poi quello tra l\u2019uomo e s\u00e9 stesso, quindi si spezza l\u2019anello tra l\u2019uomo e il suo prossimo, infine quello tra l\u2019uomo e il creato. Questi anelli vanno ricomposti esattamente nell\u2019ordine in cui sono stati spezzati. Cercare di ricostruirli diversamente, cominciando per esempio dalla relazione tra l\u2019uomo e il suo prossimo, \u00e8 impresa destinata al fallimento. Secondo l\u2019autore de <em>La nube<\/em>, la via migliore per farlo \u00e8 la contemplazione: esercitarsi costantemente, indefessamente, senza scoraggiarsi, nella difficile arte di focalizzare tutte le proprie facolt\u00e0 ed energie su Dio. Questa \u00e8 la contemplazione, che Thomas Merton descrive come qualcosa di simile allo stato dell\u2019anima di Adamo ed Eva nel paradiso terrestre: \u00abTutto \u00e8 tuo, ma a una condizione infinitamente importante: che sia tutto <em>dato<\/em>\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>. La contemplazione \u00e8 come il sonno: deve venire da sola, non pu\u00f2 essere afferrata, pretesa, ottenuta con uno sforzo dell\u2019umana volont\u00e0. \u00c8 un dono di Dio, ma esige che l\u2019uomo impari a vivere in uno stato di fiduciosa ricettivit\u00e0 e silenzio. La contemplazione coincide con l\u2019esperienza mistica, che non consiste affatto nell\u2019avere visioni spettacolari, nello sprofondare in stati di trance o nel godere di ineffabili delizie spirituali. L\u2019autore de <em>La nube<\/em>, anzi, considera tutto questo un serio pericolo per l\u2019autentica contemplazione, una tentazione diabolica: \u00abAlcuni di questi uomini, il diavolo li inganna in modo del tutto meraviglioso. Infatti, manda loro una specie di rugiada \u2013 cibo degli angeli, essi pensano \u2013 che discende come dal cielo e cade dolcemente e deliziosamente nella loro bocca. [\u2026] Ma per quanto a loro possa sembrare santo, tutto questo non \u00e8 che una mera illusione [\u2026]. Ed ecco che spesso il diavolo inganna le loro orecchie con suoni inusitati, i loro occhi con luci folgoranti, il loro naso con profumi gradevolissimi: nonostante tutto, questi sono fenomeni fasulli\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>. Gli fa eco Thomas Merton: \u00abL\u2019ambizione spirituale \u00e8 un ostacolo all\u2019unione mistica. [\u2026] La nube, non diversamente dai grandi testi della tradizione apofatica, ci avverte che l\u2019<em>appetite for experiences <\/em>\u2013 o, pi\u00f9 crudamente, il desiderio di stati di <em>trance<\/em> \u2013 costituisce il danno pi\u00f9 grave allo sviluppo di un\u2019autentica vita mistica\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>. L\u2019esperienza mistica, propriamente parlando, non \u00e8 neanche un\u2019esperienza, o almeno non rientra tra ci\u00f2 che comunemente viene considerato \u201cesperienza\u201d: secondo Swami Agehananda Bharati, al secolo Leopold Fischer, per oltre trent\u2019anni docente di antropologia alla Syracuse University, essa \u00e8 \u00abesperienza zero\u00bb (\u201czero experience\u201d)<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>. L\u2019esperienza, infatti, viene normalmente definita come conoscenza: \u00abconoscenza pratica della vita o di una determinata sfera della realt\u00e0\u00bb (Garzanti), \u00abconoscenza diretta di qualcosa per osservazione, per prova o per percezione\u00bb (De Mauro), eccetera. Ma l\u2019unione mistica, come abbiamo visto, avviene nella non-conoscenza, nella nube, nella notte oscura. Lo stesso Rahner, quando parla dell\u2019esperienza trascendentale di Dio e della grazia, non si riferisce a un\u2019esperienza particolare, categoriale, quanto piuttosto al fondamento di tutte le esperienze, all\u2019orizzonte entro il quale esse hanno luogo, all\u2019atmosfera in cui siamo immersi<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>. \u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><strong>L\u2019uscita dal flusso esperienziale dell\u2019esistenza terrena <\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">La (non)esperienza mistica \u00e8 proprio ci\u00f2 che consente di uscire dal flusso esperienziale e accidentale dell\u2019esistenza terrena, che il buddhismo e altre religioni orientali chiamano sa\u1e43s\u0101ra e considerano insostanziale e carico di dolore e sofferenza. A questo punto, visto che abbiamo chiamato in causa l\u2019esperienza zero della mistica, possiamo usarla \u2013 un po\u2019 come si fa nell\u2019analisi matematica con i cosiddetti \u201cannichilatori\u201d \u2013 per eliminare, azzerare l\u2019elemento in comune ai sostantivi \u201cesistenza\u201d ed \u201cesperienza\u201d, vale a dire la preposizione \u201cex\u201d. Cos\u00ec l\u2019esistere non \u00e8 pi\u00f9 uno \u201cstare da\u2026\u201d, un \u201cessere presenti nella realt\u00e0 a partire da un\u2019origine\u201d, ma soltanto un essere presenti, un \u201cesserci\u201d. Grazie all\u2019esperienza mistica non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il moto da luogo, la distanza da Dio. Lo sfasamento tra essenza ed esistenza che caratterizza la nostra condizione e la carenza d\u2019essere causata dal peccato sono sanati, risolti. E l\u2019uomo, semplicemente, \u00e8. L\u2019esilio \u00e8 terminato. Siamo tornati in patria. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Cfr. R. Radice, <em>Esistenza e identit\u00e0. Il punto di vista del pensiero antico<\/em>, Rivista di Filosofia Neo-Scolastica, 1-2 (2015), pp. 79-81.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> In J. Delumeau, <em>Scrutando l\u2019aurora. Un cristianesimo per domani<\/em>, Edizioni Messaggero Padova (EMP), Padova, 2003, p. 81.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> A. Cassano, <em>Prima l\u2019esistenza o prima l\u2019essenza?<\/em>, Riforma.it, 30 novembre 2021.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> P. Ricoeur, <em>\u00abIl peccato originale\u00bb: studio di significato<\/em>, in ID., <em>Il conflitto delle interpretazioni<\/em> (titolo originale: <em>\u00ab<\/em><em>Le p\u00e9ch\u00e9 originel<\/em><em>\u00bb: \u00e9tude de signification<\/em>, in ID, <em>Le conflict des interpr\u00e9tations<\/em>. Essais d\u2019hermenetique, Seuil, Paris, 1969, pp. 266-267), trad. it., Jaca Book, Milano, 1977, pp. 286-287.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 280.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> M. Flick S.J., <em>Il dogma del peccato originale nell\u2019attuale riflessione teologica<\/em>, nota redatta per incarico della Commissione per la Dottrina della Fede e la Catechesi, 30 dicembre 1973, p. 3.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> I. di Lione, <em>Contro le eresie e gli altri scritti<\/em> (titolo originale: <em>Adversus haereses<\/em>, Libro terzo, 23,3-23,7), a cura di E. Bellini (nuova edizione a cura di G. Maschio), Jaca Book, Milano, 1997, pp. 290-294. \u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> M. Flick S.J., <em>op. cit<\/em>., p. 3.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> <em>Ivi<\/em>, pp. 5-6.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> K. Rahner \u2013 H. Vorgrimler, <em>Dizionario di teologia<\/em>, trad. it., TEA, Milano, 1994, p. 482.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> M. Flick, <em>op. cit<\/em>., p. 2.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> P. Teilhard de Chardin, <em>Note sur quelques Repr\u00e9sentations historique possibles du Pech\u00e9 originel<\/em>, in <em>Oeuvres Compl\u00e8tes, 10: Comment je crois<\/em>, pp. 61-70.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> M. Flick, <em>op. cit<\/em>., p. 5.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> P. Gilbert, <em>La pazienza d\u2019essere. Metafisica. L\u2019analogia e i trascendentali<\/em>, Pontificio Istituto Biblico, collana Philosophia, 2015, p. 10.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> G. Bruno, <em>La cena de le ceneri<\/em>, Dialogo terzo.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Cfr. M. Flick, <em>op. cit.<\/em>, p. 4.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> <em>Ivi<\/em>, pp. 6-7.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> T. Merton, <em>Semi di contemplazione<\/em>, trad. it., Garzanti Editore, Milano, 1991, p. 42.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> Come scrive A. Gentili in <em>Premessa alla nuova edizione<\/em> de <em>La nube della non-conoscenza e gli altri scritti<\/em> (\u00c0ncora Editrice, Milano, 1997, p. VI), l\u2019identificazione dell\u2019ignoto autore rimane a tutt\u2019oggi problematica, anche se accurate ricerche credono di poterlo identificare in Adam Horsley, sacerdote in cura d\u2019anime presso prestigiose universit\u00e0 inglesi poi passato alla certosa di Beauvale. \u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> Cfr. A. Gentili<em>, op. cit<\/em>., p. 55.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> Cfr. Dicastero per la Cultura e l\u2019Educazione \u2013 Sezione Cultura, <em>La voce del silenzio<\/em>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> T. Merton<em>, op. cit.<\/em>, p. 173.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> Anonimo del XIV secolo,<em> La nube della non-conoscenza e gli altri scritti<\/em>, \u00c0ncora Editrice, Milano, 1997, cap. 57, p. 224.\u00a0 \u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a> T. Merton, <em>Preface<\/em>, in W. Johnston, <em>The Mysticism of the Cloud of Unknowing. A modern interpretation<\/em>, St. Meinrad, 1975, pp. IX-XI.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a> Cfr. H.D. Egan, <em>Christian Apophatic and Kataphatic Mysticism<\/em>, in \u00abTheological Studies\u00bb 39 (1978) 400.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a> Cfr. G. Sambonet, <em>L\u2019orizzonte teorico in cui \u00e8 inscritto \u201cAi piedi del Maestro\u201d<\/em>, <a style=\"color: #002060;\" href=\"http:\/\/www.guiasambonet.com\/blog\/2018\">www.guiasambonet.com\/blog\/2018<\/a>.<\/span><\/p><p style=\"text-align: right;\"><i><span style=\"color: #002060;\">Tratto da:<\/span>\u00a0<\/i><a title=\"Vedi tutti gli articoli di questa edizione\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/Preside\/Downloads\/Adista%20News%20-%20Il%20peccato%20di%20esistere.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span class=\"adista-documenti\">Adista Documenti<\/span>\u00a0n\u00b0 33 del 07\/10\/2023<\/a><\/p>\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a12e9b8 elementor-widget-divider--view-line elementor-widget elementor-widget-divider\" data-id=\"a12e9b8\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"divider.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-divider\">\n\t\t\t<span class=\"elementor-divider-separator\">\n\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6186290 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"6186290\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-xs elementor-animation-grow\" href=\"https:\/\/teilhard.eu\/altri-testi\/\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">home ALTRI TESTI<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f204d88 elementor-widget elementor-widget-spacer\" data-id=\"f204d88\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"spacer.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-spacer\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-spacer-inner\"><\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Galloni Il peccato pertanto \u00e8 \u201camore di s\u00e9 fino al disprezzo di Dio\u201d Se identifichiamo Dio con l\u2019Essere sussistente in s\u00e9 stesso del tomismo (\u201cIpsum esse subsistens\u201d), allora il nostro esistere \u00e8 inevitabilmente un esilio da Lui. 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