{"id":20863,"date":"2023-04-14T15:05:41","date_gmt":"2023-04-14T13:05:41","guid":{"rendered":"https:\/\/teilhard.eu\/?post_type=testi_su_tdc&#038;p=20863"},"modified":"2025-07-25T14:34:56","modified_gmt":"2025-07-25T12:34:56","slug":"teilhard-de-chardin-profeta-e-precursore-del-dialogo-interreligioso-e-della-teologia-delle-religioni","status":"publish","type":"testi_su_tdc","link":"https:\/\/teilhard.eu\/eo\/testi_su_tdc\/teilhard-de-chardin-profeta-e-precursore-del-dialogo-interreligioso-e-della-teologia-delle-religioni\/","title":{"rendered":"Teilhard de Chardin profeta e precursore del dialogo  interreligioso e della teologia delle religioni"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"20863\" data-post-id=\"20863\" data-obj-id=\"20863\" class=\"elementor elementor-20863 dce-elementor-post-20863\" data-elementor-post-type=\"testi_su_tdc\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-bc9fcbe elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"bc9fcbe\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-178d8be\" data-id=\"178d8be\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-10c1d37 elementor-widget elementor-widget-theme-post-featured-image elementor-widget-image\" data-id=\"10c1d37\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"theme-post-featured-image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"710\" height=\"400\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/dialogo-inter_religioso.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-20905 lazyload\" alt=\"\" data-srcset=\"https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/dialogo-inter_religioso.jpg 710w, https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/dialogo-inter_religioso-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 710px) 100vw, 710px\" \/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"710\" height=\"400\" src=\"https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/dialogo-inter_religioso.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-20905 lazyload\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/dialogo-inter_religioso.jpg 710w, https:\/\/teilhard.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/dialogo-inter_religioso-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 710px) 100vw, 710px\" \/><\/noscript>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2df27b0 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"2df27b0\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<h5 style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #002060;\"><em>di Paolo Trianni<\/em><\/span><\/h5><div style=\"text-align: justify;\"><p><span style=\"color: #002060;\">Teilhard de Chardin \u00e8 stato un precursore della moderna teologia delle religioni e del dialogo interreligioso contemporaneo. Fino ad alcuni anni fa questa dimensione dell\u2019eclettico teologo e scienziato francese era poco nota, ma negli ultimi anni svariati studi hanno messo in rilievo quanto la sua riflessione sia stata rilevante ed incisiva anche in questo ambito<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Tali saggi, del resto, devono essere letti nell\u2019ottica del contributo indiretto da lui apportato al Concilio Vaticano II e ai suoi due documenti rispettivamente dedicati al pluralismo religioso e alla libert\u00e0 religiosa<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Ai testi menzionati, inoltre, dovremmo aggiungere quelli legati al suo ventennale contatto con la Cina, e finanche quelli in cui viene messo in risalto il suo legame con l\u2019India, o quantomeno con alcuni autori che hanno espresso una visione evolutiva simile alla sua, come Aurobindo<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/span><span style=\"color: #002060;\">In verit\u00e0, occorre precisarlo, negli anni in cui il gesuita francese affrontava il pluralismo religioso \u2013 ed in particolare la mistica delle religioni orientali \u2013, non si parlava ancora, propriamente, di teologia delle religioni o di dialogo interreligioso. Le sue osservazioni sono lungimiranti proprio perch\u00e9 la Chiesa cattolica ha iniziato a prendere in esame il problema del pluralismo, della pacifica convivenza religiosa tra i popoli e del rapporto tra le varie religioni e la Rivelazione cristiana solo negli anni del Concilio. \u00c8 possibile dimostrare, al riguardo, che gli articoli teilhardiani hanno appunto dato un contributo ed uno stimolo notevole alla promozione della nascente teologia delle religioni e dell\u2019emergente dialogo interreligioso.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Nel primo caso, per esempio, \u00e8 doveroso rimarcare come la posizione teilhardiana che leggeva il cosmo come un\u2019evoluzione convergente verso il cristico abbia ispirato il cristianesimo anonimo del confratello Karl Rahner, e, attraverso lui, la teologia delle religioni inclusivista di Heinz Rober Schlette, a cui si deve, nel 1963, il primo tentativo di dare ordine sistematico a questa disciplina.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Parimenti, l\u2019interesse decennale di Teilhard de Chardin verso le religioni e soprattutto la sua partecipazione, dopo il rientro dalla Cina, ai primi incontri interreligiosi che si svolgevano in Francia, fanno di lui un precursore ed un profeta del dialogo interreligioso.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Vanno ricordati, a questo proposito, alcuni significativi incontri che si sono svolti tra l\u2019Ottocento ed il primo Novecento. Nel 1893, ad esempio, si era tenuto a Chicago il primo Parlamento mondiale delle religioni, e nel 1936 a Londra, anche come sua conseguenza, era nata la <em>World Congress of Fatiths<\/em> (Congresso mondiale delle fedi) per opera di Sir Francis Younghusband. La sezione francese, fondata ufficialmente nel 1947 e denominata in un primo momento <em>Congr\u00e8s Universel des Croyants<\/em> (Congresso Universale dei Credenti) e successivamente <em>Union des Croyants<\/em> (Associazione dei credenti), venne costantemente frequentata da Teilhard de Chardin dopo il suo rientro dalla Cina, nel 1946. A lui, anzi, venne chiesto di tenere il discorso inaugurale dal titolo <em>La fede nell\u2019uomo<\/em>, che, non potendo egli all\u2019epoca tenere discorsi in pubblico, venne letto da Ren\u00e9 Grousset. Tra il 1947 ed il 1951 parteciparono agli incontri dell\u2019<em>Union des Croyants<\/em> personaggi come Louis Massignon, Jacques Bacot, Swami Siddheswarananda della Missione Ramakrishna e vari filosofi francesi, da \u00c9tienne Gilson a Gabriel Marcel ed Edouard Le Roy. Secondo quanto attesta l\u2019orientalista Bacot, Teilhard non solo prese parte agli incontri dell\u2019<em>Union des Croyants<\/em>, ma vi contribu\u00ec anche con entusiasmo e fervore con dei propri saggi. In quella sede, in ogni caso, solo per ricordare uno degli incontri pi\u00f9 significativi, egli ebbe modo di confrontarsi anche con un vero <em>guru<\/em> indiano, Swami Siddheswarananda. Teilhard lo defin\u00ec uomo onorevole, ma non manc\u00f2 di rivolgere critiche aspre al fatto che gli fosse stato concesso di tenere delle conferenze alla Sorbona<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Un altro significativo personaggio conosciuto dal gesuita francese in quel periodo attraverso l\u2019<em>Union des Croyants<\/em> fu Louis Massignon. Era questi, all\u2019epoca, uno dei massimi esperti di islam; l\u2019amicizia con il quale deve essere ricordata anche perch\u00e9, pur aperto al dialogo, il gesuita francese critic\u00f2 palesemente l\u2019islam e la sua strutturale chiusura ad ogni prospettiva evolutiva. Ursula King, in particolare, proprio in riferimento alla sua amicizia con questo islamologo docente al Collegio di Francia dal 1926 al 1954, riportava una significativa discussione del 1947 tra Teilhard, Massignon ed il filosofo Marcel, nel quale lo scienziato francese riconosceva il diritto degli altri a professare la loro fede leggendo il movimento evolutivo della convergenza come un prodotto del contributo di persone appartenenti a tutte le religioni.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Oltre alle sue partecipazioni agli incontri organizzati dall\u2019<em>Union des Croyants<\/em>, un altro Istituto parigino che deve essere ricordato \u00e8 il Circolo missionario \u201cSan Giovanni Battista\u201d. Fondato e diretto da Jean Dani\u00e9lou, il Circolo fu molto attivo in quegli anni nella promozione di ricerche e studi interreligiosi. Del resto Dani\u00e9lou, oltre che allievo e confratello di de Lubac alla Facolt\u00e0 di Lione-Fourvi\u00e8re, che all\u2019epoca era la pi\u00f9 prestigiosa di Francia, e poi suo amico e collaboratore, era stato stimolato in questi suoi studi anche dal fratello Alain, che divenne un noto indologo. In questo centro, tra gli anni Trenta e Quaranta, si tennero numerose conferenze sulle principali religioni dell\u2019Asia e dell\u2019Africa, a cui presero parte alcuni degli studiosi e dei missionari pi\u00f9 attivi dell\u2019epoca<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Dani\u00e9lou, in un suo saggio del 1946, <em>Il mistero della salvezza delle nazioni<\/em>, che raccoglie appunto le sue riflessioni al Centro San Giovanni Battista, si rivela essere un teologo particolarmente sensibile al rapporto tra il cristianesimo e le varie tradizioni religiose del mondo.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Le riflessioni di Teilhard de Chardin sul pluralismo religioso, quindi, hanno potuto beneficiare dei numerosi studi che, all\u2019inizio del Novecento, intellettuali di varia estrazione andavano pubblicando in tutta Europa. Nella Francia a cavallo della seconda guerra mondiale, infatti, erano assai note figure come R. Gu\u00e9non, G. Lanza del Vasto, J. Herbert, J. Marqu\u00e8s-Rivi\u00e8re, O. Lacombe e L. Gardet. Non va trascurato, inoltre, che i gesuiti erano certamente l\u2019istituto religioso maggiormente impegnato in Asia, ed alcuni suoi confratelli missionari si erano dimostrati grandemente interessati a dei tentativi di sintesi col misticismo indiano, come R.P.G. Dandoy, R. De Smet e P. Johannes. Dai carnet di letture di Teilhard, per esempio, malgrado ne siano rimasti solo due, uno del 1945 ed uno del 1950, possiamo ricavare varie altre preziose indicazioni utili a ricostruire le fonti del pensiero teilhardiano intorno alla tematica interreligiosa. Sappiamo, per esempio, che di Johannes lesse il significativo testo: <em>Vers le Christ par le Vedanta<\/em>, e che studi\u00f2 anche gli essenziali lavori sulla mistica comparata di J. Mar\u00e9chal<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><em>. <\/em>Come si accennava, inoltre, l\u2019amico de Lubac, oltre ad interessarsi lui stesso di buddhismo, tema al quale ha dedicato due saggi, lo rimise in contatto con Jules Monchanin. Questi, che part\u00ec missionario per l\u2019India del sud nel 1939, aveva conosciuto Teilhard gi\u00e0 nei primi anni Trenta e deve essere ricordato non soltanto come uno dei primi teologi che ha fatto comparativismo filosofico e teologico con le religioni orientali, ma anche come uno dei pi\u00f9 originali ed acuti interpreti delle intuizioni teologiche del gesuita francese<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Tra gli altri contatti ed amicizie che il gesuita francese ebbe nel dopoguerra su queste tematiche, deve poi essere menzionata la sua frequentazione, dal 1946 al 1951, di A. Huxley, celebre autore di <em>Perennial Philosophy<\/em>, testo pubblicato a Londra nel 1945. Una testimonianza a parte che spiega perch\u00e9 Teilhard de Chardin si sia dedicato allo studio delle religioni e delle mistiche orientali, pu\u00f2 infine essere rintracciata in Lucile Swam. Questa, infatti, che \u00e8 stata per anni una delle sue pi\u00f9 care amiche e confidenti, fin\u00ec col convertirsi verso l\u2019induismo creandogli non poco dispiacere<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">In virt\u00f9 di questi contatti, ma anche sulla scia di un interesse personale molto forte che lo ha fatto molto riflettere e scrivere intorno al tema, la riflessione teologica di Teilhard de Chardin deve quindi essere collocata \u2013 sia su piano di testimonianza che teorico \u2013 agli albori della teologia delle religioni e del dialogo interreligioso novecenteschi.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Devono essere richiamate, al riguardo, alcune sue affermazioni che spiegano su quali basi egli fondasse la sua tolleranza e la sua apertura religiosa. Nel discorso inaugurale per l\u2019<em>Union des Croyants <\/em>del 1947, per esempio, afferm\u00f2, a giustificazione del perch\u00e9 il pluralismo religioso fosse da leggersi come una ricchezza, che lo spirito ha un solo vertice ed una sola base<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Teilhard, del resto, affermava che le religioni \u00abMolto pi\u00f9 che <em>frammenti di visione,<\/em> sono <em>esperienze di contatto<\/em> con un Inesprimibile supremo che esse conservano e tramandano\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">A dimostrazione della simpatia con cui guardava alle religioni \u2013 sebbene come vedremo meglio non taceva anche pesanti critiche \u2013 si potrebbe citare come egli parlasse di \u00abruolo indispensabile e funzione essenziale dell\u2019Estremo Oriente\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. Egli anzi riteneva che l\u2019incontro con l\u2019India avrebbe prodotto un rinnovamento del cristianesimo<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Persuasione che il gesuita ribad\u00ec in una lettera destinata a L\u00e9ontine Zanta nella quale confessava di essersi affacciato all\u2019Oriente perch\u00e9 certo che esso potesse portare un po\u2019 di freschezza alla religiosit\u00e0 dell\u2019Occidente<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Riconosceva all\u2019India, in particolare, una sorta di primato mistico e religioso: \u00abLa prima corrente di vera mistica (vale a dire di tendenza all\u2019unione universale) [&#8230;] \u00e8 quella che, nata in India, cinque o dieci secoli prima dell\u2019era cristiana, per lungo tempo ha fatto di quella contrada il polo religioso della terra\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>. Teilhard, infatti, individuava \u00abla formazione di questo \u201cciclone\u201d mistico sulle pianure del Gange\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Di contro a questi richiami indologici, per\u00f2, il gesuita francese affermava in verit\u00e0 di occuparsi di indologia \u00abSenza possedere io stesso una particolare competenza intorno alla storia del pensiero asiatico\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>. Tuttavia merita un approfondimento il suo particolare ed originale approccio al fenomeno religioso orientale, che egli analizzava metodologicamente muovendo dall\u2019antitesi, gi\u00e0 espressa nel <em>Parmenide<\/em> da Platone, dell\u2019Uno e il Molteplice<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>. Tale contrapposizione, infatti, era da lui specularmente rintracciata anche nelle religioni asiatiche, soprattutto nella forma di antinomia tra \u201cvuoto\u201d e \u201cpieno\u201d. Termine, il primo, che evocava lo <em>shunya <\/em>del buddhismo e del Vedanta, mentre il secondo era da lui sostanzialmente ricondotto alle pagine paoline sul <em>pl\u00e9roma<\/em>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Sono vari i testi che potrebbero essere citati per documentare questo suo specialissimo approccio all\u2019Oriente religioso che, per tutta la vita, \u00e8 rimasto sostanzialmente dialettico ed essenzialmente incentrato sulla mistica. Un testo cruciale, per esempio, tentando di scorrere un breve elenco, porta la data del 1932 ed ha per titolo: <em>La via dell\u2019Ovest verso una nuova mistica<\/em>. In generale il misticismo \u2013 e nello specifico la mistica comparata \u2013 \u00e8 stato uno dei temi fondanti del pensiero religioso di Teilhard. In particolare, egli faceva coincidere l\u2019esperienza mistica con quella che chiamava \u201cil senso <em>cosmico<\/em>\u201d, dal momento che, come scriveva, \u00abNon c\u2019\u00e8 religione conquistatrice senza mistica. E non c\u2019\u00e8 mistica profonda al di fuori della fede in qualche forma di unificazione dell\u2019universo\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>. L\u2019impostazione dialettica di Teilhard derivava appunto dalla convinzione che tale traguardo spirituale era rappresentato in termini diametralmente opposti nella cultura religiosa dell\u2019Oriente ed in quella dell\u2019Occidente. All\u2019interno dell\u2019articolo menzionato, inoltre, il gesuita francese non mancava di sollevare alcune critiche verso quella che definiva una rinascita in Europa della mistica buddhista, cos\u00ec come verso quel cristianesimo che vi si era gettato credendo di potervisi riconoscere nelle antiche formule dei panteismi ind\u00f9<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. In un intervento dell\u2019anno successivo, nel 1933, Teilhard ritorn\u00f2 sugli stessi temi con un articolo dal titolo <em>Le christianisme dans le monde<\/em>. In esso parl\u00f2 delle fedi indiane, dell\u2019islam, ma anche di quella che denominava la religione del domani<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>. Particolarmente significativo, infine, \u00e8 un saggio del 1947 dal titolo: <em>L\u2019apporto spirituale dell\u2019Estremo Oriente<\/em>, nel quale Teilhard pass\u00f2 in rassegna le tre diverse forme di spiritualit\u00e0 dell\u2019India, della Cina e del Giappone, per poi concludere che in questi paesi il problema dello Spirito \u00e8 stato affrontato in modo insufficiente, ed era pertanto inutile rivolgersi verso l\u2019est per attendere il sorgere del sole<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Ancor pi\u00f9 indicativo, comunque, se non altro perch\u00e9 scritto negli ultimi anni di vita, ma anche in ragione del fatto che in esso Teilhard pare voler dare alla sua posizione una chiarezza definitiva, \u00e8 l\u2019articolo del 1951: <em>Alcune annotazioni \u201cPer vederci chiaro\u201d sull\u2019essenza del sentimento cosmico<\/em>. In questo saggio, che raccoglie le sue deduzioni finali, egli riaffermava il suo atteggiamento dialettico ribadendo che il senso cosmico (<em>oneness<\/em>) comune e trasversale delle religioni si poteva ottenere in due modi differenti: dissoluzione impersonale senza amore, o parossismo personale in un centro comune effetto specifico dell\u2019amore, che Teilhard, oltretutto, a sottolineatura di quanto questo elemento distintivo fosse per lui fondamentale, scriveva in stampatello<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Alcune considerazioni di approfondimento, del resto, vanno spese non tanto sul suo atteggiamento dialettico, ma su quelle apertamente critiche verso l\u2019idealismo della cosmologia indiana sia buddhista che ind\u00f9 \u2013 sebbene sarebbe opportuno fare dei distinguo che egli stesso non ha svolto \u2013 che era quanto di pi\u00f9 lontano si possa immaginare dal suo attaccamento alla materia e all\u2019evoluzionismo terreno.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Gi\u00e0 nell\u2019articolo del 1947, per esempio, scritto nell\u2019ambito dell\u2019<em>Union des Croyants<\/em>, aveva affermato che le religioni dell\u2019India, della Cina e del Giappone erano come intossicate dal concetto di vuoto, aggiungendo che in esse il mondo \u00e8 in un certo senso meno chiaro di Dio, ragion per cui nelle suddette religioni \u00e8 il cosmo e non Dio la realt\u00e0 di cui si deve dimostrare l\u2019esistenza. Spiegava, infatti, come per gli ind\u00f9 il mondo risulti \u00abmeno chiaro di Dio: ne consegue che \u00e8 l\u2019esistenza del Mondo, e non quella di Dio che fa difficolt\u00e0 all\u2019intelligenza e che postula di essere giustificata\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>. Richiamando poi implicitamente il concetto indiano di <em>maya <\/em>e la spiritualit\u00e0 acosmica che ne consegue, con una nota di sarcasmo scriveva: \u00abLa molteplicit\u00e0 degli esseri e dei desideri \u00e8 soltanto un sogno cattivo, dal quale bisogna svegliarsi. Sopprimiamo lo sforzo di conoscenza e di amore, vale a dire di personalizzazione, che tende a conferire una maggiore consistenza a questo miraggio: e <em>ipso facto<\/em> (tutto sta l\u00e0), e <em>proprio grazie<\/em> allo svanire del Plurale, noi vedremo apparire il fondo essenziale della tela; nel silenzio costante, percepiremo la Nota unica. I fenomeni non ci manifestano, ma ci nascondono la Sostanza\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>. Il gesuita francese, pertanto, concludeva le sue considerazioni dando sottolineatura della distinzione essenziale che caratterizza la visione occidentale e quella orientale: \u00abI mistici \u201cpanteistici\u201d dell\u2019Occidente hanno essenzialmente il senso ed il culto dei valori <em>reali <\/em>dell\u2019Universo. Logicamente, al contrario, per il filosofo orientale questi valori non esistono pi\u00f9\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Secondo Teilhard de Chardin, del resto, l\u2019Oriente, rispetto all\u2019Occidente cristiano, pone di fronte a \u00abdue nozioni inverse dell\u2019unit\u00e0: da una parte, l\u2019unit\u00e0 di impoverimento, tramite l\u2019astrazione, o il ritorno all\u2019omogeneo; e, dall\u2019altra parte, l\u2019unit\u00e0 di ricchezza, per concentrazione di quanto c\u2019\u00e8 di positivo nelle determinazioni e le qualit\u00e0\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Questa sua posizione dialettica \u00e8 stara ripetuta, con estrema coerenza e grande continuit\u00e0, in ogni suo scritto da lui dedicato al tema delle differenze tra religiosit\u00e0 orientali ed occidentali. Nel 1931, ad esempio, in riferimento al problema dell\u2019Uno e dei Molti, aveva parlato di \u201csoluzione occidentale\u201d e \u201csoluzione orientale\u201d. Nel 1932 scriveva invece di \u201cVia dell\u2019Est\u201d e \u201cVia dell\u2019Ovest\u201d e dei loro contrapposti percorsi di realizzazione spirituale attraverso la soppressione o attraverso la sublimazione. Nel 1937, continuando la sua progressiva chiarificazione, ne aveva parlato come di due opposte forme di unione per mezzo della dissoluzione e per mezzo della differenziazione o concentrazione. Nel 1939 esponeva invece una duplice tipologia di panteismo: in virt\u00f9 della fusione degli elementi e in virt\u00f9 della loro raggiunta pienezza attraverso l\u2019ingresso in un centro pi\u00f9 profondo. Nel 1945 enumerava due antitetici percorsi mistici: quello della semplificazione e della fusione tipica dell\u2019Oriente e quello della sintesi o unit\u00e0 attraverso l\u2019unificazione tipica appunto del cristianesimo. Nel 1948 parlava di due diverse ineffabilit\u00e0, quella di <em>relaxation<\/em> e quella di tensione. Nel 1950 di due forme di spirito: quello di identificazione o fusione e quello di unificazione o amorizzazione. Nel 1951, precisando appunto in maniera definitiva tale visione, di due vie derivanti da due differenti mistiche: quella del divenire Uno con un fondo comune dedifferenziante, de-personalizzante e senza amore, e quella di divenire Uno attraverso una centrounificazione degli elementi per effetto dell\u2019amore.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Un discorso a parte, invece, per disposizione ed accento, meritano, come si accennava, i suoi commenti verso l\u2019islam. Teilhard, pur non essendo al pari dell\u2019induismo e del buddhismo un vero esperto di questa tradizione religiosa, lo conosceva abbastanza bene avendo vissuto in Egitto prima del suo soggiorno forzato in Oriente. Anche di questa religione, quindi, senza essere uno specialista, poteva scrivere con una certa cognizione di causa<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>. Su di esso fece alcune considerazioni di carattere generale ma categoriche. Pur avendo positivamente riconosciuto che il senso cosmico dell\u2019unit\u00e0 \u00e8 presente in molti sufi \u2013 il cui misticismo egli associava alla \u201cvia dell\u2019Est\u201d \u2013, e pur lodando la loro celebrazione della grandezza di Dio e la natura organica della societ\u00e0 nell\u2019islam, dava infatti un giudizio sostanzialmente negativo sulla religiosit\u00e0 coranica. Valga, a questo riguardo, quanto \u00e8 possibile leggere all\u2019interno di <em>Science et Christ<\/em>: \u00abL\u2019Islamismo conserva una concezione elevatissima di Dio, ma non agevola il progresso del Mondo; nel sociale, infatti, regna la stagnazione. Pu\u00f2 darsi che vi sia in futuro una rinascita, ma per ora \u201cl\u2019Allah del Corano \u00e8 un Dio per Beduini. Non potrebbe attirare verso di s\u00e9 le attenzioni di nessun uomo veramente civilizzato\u201d\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a>. La severa critica appena menzionata nasceva probabilmente dal fatto che l\u2019islam sembra essere una religione ritrosa ad accettare una qualsivoglia dinamica evolutiva, che, a suo avviso, non apportava alcun contributo alla soluzione dei problemi religiosi moderni<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a>. Del resto, come giustamente fa notare anche la King, la fede islamica, basandosi sulla fissit\u00e0 etico-sociale del Corano, \u00e8 effettivamente una religione che si oppone diametralmente alla sua fede nell\u2019evoluzionismo<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a>. Anche a prescindere da ci\u00f2, comunque, egli congedava l\u2019islam come un giudaismo residuale<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\">[31]<\/a>.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">In sostanza, quindi, Teilhard de Chardin ha dimostrato simpatia e stima verso le culture religiose non cristiane, ma ha anche sottolineato i loro limiti metafisici: dall\u2019idealismo al panteismo; dal dualismo al relativismo; dalla svalutazione della Persona alla negazione dell\u2019amore e della differenza ontologica; dall\u2019acosmismo alla fuga dall\u2019impegno nella storia<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\">[32]<\/a>. Proprio in virt\u00f9 della constatazione di questi limiti, egli riteneva che le varie religioni sarebbero col tempo confluite verso il cristianesimo. Da questo punto di vista, sebbene egli non abbia usato questo termine, \u00e8 oggettivamente il primo teologo inclusivista della nascente teologia delle religioni.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Questa sua convinzione che le varie fedi avrebbero finito per evolvere verso il cristianesimo o quantomeno verso i valori cristici, spiega, d\u2019altro canto, anche il suo linguaggio. Gi\u00e0 nel 1932, per esempio, aveva parlato delle religioni come \u201cvie\u201d, usando cos\u00ec un termine intrinsecamente dialogico nella misura in cui lascia supporre che la diversit\u00e0 dei percorsi \u00e8 ininfluente rispetto all\u2019unicit\u00e0 della meta. Prescindendo dal linguaggio da lui usato, comunque, nei suoi scritti Teilhard ha ripetutamente fatto riferimento ad una finale \u201cconvergenza delle strade\u201d e alla \u201cconfluenza delle religioni\u201d. L\u2019evoluzionismo convergente che fonda il suo pensiero scientifico-religioso, in altre parole, ha una riverberazione nel pluralismo religioso nella misura detta dinamica che coinvolge anche le culture e le religioni. Secondo i principi del suo pensiero filosofico, infatti, se l\u2019evoluzione \u00e8 sostanzialmente un\u2019unificazione, essa non esclude e non pu\u00f2 escludere le credenze religiose. La convergenza finale verso il punto omega, in altre parole, doveva necessariamente abbracciare tutte le diversit\u00e0, ivi incluse quelle delle religioni.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\">Ribadendo il primato della mistica occidentale, e quindi del cristianesimo, scriveva: \u00abIndividui, nazioni, razze e religioni, domani scomparir\u00e0 tutto ci\u00f2 che oggi non ha messo in gioco la sua anima sul sentiero dell\u2019Ovest\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\">[33]<\/a>. Secondo Teilhard de Chardin, infatti, la \u201cvia\u201d occidentale era la sola dottrina religiosa in grado di preservare quel primato dell\u2019amore che i corollari dell\u2019induismo e del buddhismo azzerano inesorabilmente. Da ci\u00f2, occorre ribadirlo, la primazia religiosa che egli associava alla dottrina cristiana e la previsione di una conversione del mondo che \u00abavverr\u00e0 per convergenza intorno ad una Religione dell\u2019Azione che si scoprir\u00e0 gradualmente identica e sottomessa al Cristianesimo fedelmente prolungato fino al culmine di se stesso\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\">[34]<\/a>. Le avvisaglie di tale processo Teilhard le aveva gi\u00e0 viste in atto nel 1934, allorquando in <em>Credo in questo modo<\/em> aveva prefigurato un\u2019assunzione ed una confluenza delle religioni, soprattutto asiatiche, verso la Rivelazione cristiana: \u00abNon si va forse avvicinando il momento in cui le potenti riserve delle tre principali correnti spirituali dell\u2019Estremo Oriente defluiranno mischiandosi a noi?\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\">[35]<\/a> In virt\u00f9 di tale dinamica egli parlava, per esempio, di una \u201creligione dell\u2019avvenire\u201d, tema e contenuto principale, questo, del suo testamento spirituale del 1934: \u00abUna convergenza generale delle Religioni su un Cristo-Universale che in definitiva le soddisfa tutte: ecco, a parer mio, l\u2019unica possibilit\u00e0 di convergenza del Mondo, l\u2019unica forma immaginabile per una Religione dell\u2019avvenire\u00bb<a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\">[36]<\/a>. Teilhard de Chardin, in definitiva, \u00e8 stato un precursore del dialogo interreligioso, ma anche un teologo delle religioni a cui si deve l\u2019origine e la fondazione stessa della prospettiva inclusivista del compimento.<\/span><\/p><p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><span style=\"color: #002060;\">[1]<\/span><\/a><span style=\"color: #002060;\"> Cfr. P. Trianni, <em>Il Cristo di tutti. Teilhard de Chardin e le religioni<\/em>, Studium, Roma 2012; G.-H. Baudry, <em>Teilhard de Chardin et l\u2019appel de l\u2019orient. La convergence des religions<\/em>, Aubin \u00c9diteur, Saint \u00c9tienne 2005; cfr. U. King, <em>Towards a New Mysticism. <\/em><em>Teilhard de Chardin and Eastern Religions<\/em>, Paulist Press, New York 2011\u00b2. e Id., <em>The spirit of one earth. Reflection on Teilhard de Chardin and Global Spirituality<\/em>, Paragon House, New York 1989 (il testo raccoglie articoli che vanno dal 1970 al 1984). In italiano, sulle medesime tematiche, \u00e8 possibile consultare Id., <em>Cristo in tutte le cose<\/em>, Edizioni Messaggero, Padova 2001; e Id., <em>Teilhard de Chardin e lo studio comparato delle religioni<\/em>, in <em>Il Futuro dell\u2019uomo<\/em> 3 (1986); H. Deletie, <em>Teilhard de Chardin et la philosphie traditionelle de l\u2019Extreme-orient<\/em>, in <em>Rencontre Orient-Occident<\/em> 4 (1962), pp. 13-18; M. Choisy, <em>Teilhard et l\u2019Inde<\/em>, \u00c9ditions Universitaires, Paris 1963; R.C. Zaehner, <em>Teilhard and eastern religions<\/em>, in <em>The Teilhard review<\/em> 2 (1967-68), pp.\u00a0 41-53; B. Bruteau, <em>Evolution toward divinity. Teilhard de Chardin and the hindu traditions<\/em>, Theosophical Publishing House, Wheaton 1974. Una menzione a parte lo merita invece il Convegno che si \u00e8 tenuto il 23 maggio 1998 presso l\u2019Istituto Stensen di Firenze dal titolo \u00abOriente ed Occidente: spiritualit\u00e0 a confronto\u00bb, i cui atti sono stati parzialmente pubblicati in <em>Il Futuro dell\u2019uomo<\/em>\u203a 2 (1998).<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Sia pure in modo indiretto, il lavoro e la testimonianza di Teilhard de Chardin si possono rintracciare dietro gli schemi di <em>Dignitatis Humanae<\/em>, la Dichiarazione conciliare sulla libert\u00e0 religiosa, e <em>Nostra Aetate<\/em>, la Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. Per un breve sommario su quale sia stato il contributo che gli scritti ed il pensiero di Teilhard hanno dato al Concilio, si consideri il capitolo <em>Teilhard al Vaticano II<\/em> in H. de Lubac, <em>Teilhard posthume. <\/em><em>R\u00e9flexions et souvenirs<\/em>, Fayard, Paris 1977, pp. 145-155.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Cfr. C. Rivi\u00e8re, <em>En Chine avec Teilhard<\/em>, Seuil 1968; M. Bergeron, <em>La Chine et Teilhard: parole d\u2019homme<\/em>, Delarge, Paris 1976; D. Wang, <em>A P\u00e9king avec Teilhard<\/em>, Laffont, Paris 1981. Per quanto riguarda invece collegamenti con l\u2019induismo e specificatamente con Aurobindo si consideri: A. Monestier, <em>Teilhard e Sri Aurobindo<\/em>, \u00c9ditions Universitaires, Paris 1963; R.C. Zaehner, <em>Evolution in religion. A study in Sri Aurobindo and Pierre Teilhard de Chardin<\/em>, Clarendon Press, Oxford 1971; J Feys, <em>The philosophy of evolution in Sri Aurobindo and Teilhard de Chardin<\/em>, Calcutta 1973; T. Aykara, <em>Cosmic Consciounsness. A Comparative Study on Teilhard de Chardin and Sri Aurobindo<\/em>, Dharmaran Pubblications, Bangalore 1997, (dello stesso docente indiano, sebbene in esso sviluppi meno il confronto con Teilhard, si pu\u00f2 anche menzionare: <em>Sri Aurobindo, un incontro tra il mondo orientale e il mondo occidentale<\/em>, in <em>Concilium<\/em> 1 (2000) pp. 167-179); A. Camici, <em>Sri Aurobindo Ghose. Intuizioni e convergenze con Teilhard de Chardin<\/em>, in <em>Un futuro per l\u2019uomo<\/em> 2 (2004). Per l\u2019organicit\u00e0 nell\u2019esposizione comparativa merita infine una segnalazione a parte la pubblicazione in prima edizione nel 1976 del gesuita I. Quiles, <em>El Hombre y la evolucion segun Aurobindo y Teilhard<\/em>, Ediciones Universidad del Salvador, Buenos Aires 2007<sup>2<\/sup><sub>.<\/sub><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Cfr. P. Teilhard de Chardin, <em>Lettres intimes<\/em>, Aubier-Montaigne, Paris 1974, p. 368.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Cfr. F. Jacquin, <em>Histoire du Cercle Saint Jean-Baptiste: L\u2019Enseignement du P\u00e8re Dani\u00e9lou<\/em>, Beauchesne, Paris 1987.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> A queste due letture teilhardiane, molto opportunamente, la King dedica un\u2019appendice di approfondimento. Si potrebbe aggiungere che il saggio di Johannes raccoglie in verit\u00e0 una serie di articoli pubblicati in <em>The Light from East<\/em>, rivista edita a Calcutta dal 1922 al 1945. Esso, in particolare, mette a confronto il pensiero di Tommaso con il Vedanta. Per quanto riguarda la lettura di <em>\u00c9tudes sur la psychologie des mystiques<\/em> di J. Mar\u00e9chal, invece, \u00e8 opportuno sottolineare che molte annotazioni riguardano esattamente il buddhismo (cfr. U. King, <em>Towards a New Mysticism. Teilhard de Chardin and Eastern Religions<\/em>, cit., pp. 258-269).<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Nato a Fleurie, piccolo borgo a nord di Lione nel 1895, Jules Monchanin fu un personaggio la cui levatura intellettuale era destinata ad influenzare profondamente la cultura ecclesiale francese se non avesse scelto, in seguito ad un voto e contro la volont\u00e0 del padre, di consacrarsi alla missione in India, dove successivamente fond\u00f2 con Henri Le Saux il primo <em>ashram<\/em> cristiano dell\u2019India. Al fine di rispondere a questa chiamata, da prete diocesano decise di unirsi alla Soci\u00e9t\u00e9 des Auxiliaires des Missions, riuscendo cos\u00ec a salpare per quella terra nel maggio del 1939. Egli port\u00f2 con s\u00e9 gli innovativi fermenti teologici che animavano la cultura francese negli anni Trenta, ed i suoi profondi studi sulle religioni e le filosofie dell\u2019Oriente, di cui poi si avvalse nel suo lavoro di confronto e dialogo con le varie espressioni culturali dell\u2019India. A conferma della sua preparazione in questo campo, Monchanin ebbe l\u2019amicizia e la stima di indologi come Pierre Filliozat, direttore dell\u2019Istituto Francese di Indologia di Pondich\u00e9rry, e Lilian Silburn. I suo articoli, inoltre, influenzarono vari altri studiosi di cultura indiana come Madeleine Biardeau e Suzanne Siauve Cfr. M. Giani, <em>Un ponte tra cultura europea e cultura indiana. L\u2019itinerario di Jules Monchanin (1895-1957)<\/em>, Jaca Book, Milano 2000.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Cfr. la lettera del 29 marzo 1951 in, P. Teilhard de Chardin, <em>The letters of Teilhard de Chardin and Lucille Swam 1937-1955<\/em>, Georgetown University Press, Washington DC 1933.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Cfr. U. King, <em>Cristo in tutte le cose<\/em>, cit., p. 173.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> P. Teilhard de Chardin, <em>L\u2019activation de l\u2019\u00e9nergie<\/em>, \u00c9ditions du Seuil, Paris 1963, p. 250.<\/span><\/p><p>\u00a0<\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Id., <em>Le direzioni del futuro<\/em>, SEI, Torino 1996, p. 181.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Cfr. Id., <em>Lettres intimes<\/em>, cit., p. 274.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Cfr. P. Teilhard de Chardin, <em>Letters <\/em>to <em>L\u00e9ontine Zanta<\/em>, Descl\u00e9e de Brouwer, Paris 1965, 53.<\/span><\/p><p>\u00a0<\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> P. Teilhard de Chardin, <em>Le direzioni del futuro<\/em>, cit., p. 48.<\/span><\/p><p>\u00a0<\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> <em>Ibid.<\/em><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 165.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> La ricerca, ad un tempo filosofica e teologica di Teilhard, procedeva da un interrogativo legato alla radice platonica del pensiero occidentale: \u00abL\u2019Uno e il molteplice. Donde la dispersione? E come il ritorno all\u2019unione?\u00bb (<em>ibid<\/em>., p. 45).<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> <em>Ibid.<\/em><\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> Cfr. <em>ibid<\/em>., p. 50.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> Cfr. Id., <em>Science et Christ<\/em>, \u00c9ditions du Seuil, Paris 1965, pp. 131-145.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> Scriveva Teilhard in un periodo nel quale molti occidentali iniziavano ad andare in India alla ricerca di saggezze e verit\u00e0 che sarebbero sconosciute all\u2019Occidente: \u00abNella sua complessit\u00e0 il problema dello Spirito non \u00e8 stato risolto in Oriente; ed \u00e8 inutile che, in questo ambito, ci rivolgiamo verso l\u2019Est per attendere il sorgere del sole\u00bb (Id., <em>Le direzioni del futuro<\/em>, cit., p. 174).<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> Cfr. <em>ibid<\/em>., p. 262.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 166.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> <em>Ibid<\/em>., p. 49.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a> <em>Ibid<\/em>., p. 50.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a> <em>Ibid<\/em>., p. 65.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a> Come riassume la King menzionando per\u00f2 l\u2019edizione inglese, Teilhard de Chardin parla dell\u2019islam soprattutto in tre testi: <em>Science and Christ<\/em>, Collins, London 1975, p. 104; <em>Christianity and evolution<\/em>, Collins, London 1969, p. 61 e <em>L\u2019activation de l\u2019\u00e9nergie<\/em>, cit., p. 157.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a> Id., <em>Science et Christ<\/em>, cit., p. 138.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a> Cfr. <em>ibid<\/em>., p. 121.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a> Su questa conclusione, sulla quale converge anche la King, si consideri G. Le Brun K\u00e9ris, <em>Teilhard de Chardin et l\u2019Islam<\/em>, in <em>La Croix<\/em> 17.12.69.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a> Cfr. P. Teilhard de Chardin, <em>Christianity and evolution<\/em>, cit., p. 199.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[32]<\/a> Come scriveva il sacerdote francese: \u00abPersisto nel credere che le religioni e la contemplazione orientali uccidano l\u2019azione\u00bb (Id., <em>Lettres intimes<\/em>, cit., p. 274).<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[33]<\/a> Id., <em>Le direzioni del futuro<\/em>, cit., p. 65.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[34]<\/a> Id., <em>Science et Christ<\/em>, cit., p. 145.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[35]<\/a> Cfr. Id., <em>Le direzioni del futuro<\/em>, cit., p. 181.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #002060;\"><a style=\"color: #002060;\" href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[36]<\/a> P. Teilhard de Chardin, <em>La mia fede. Scritti teologici<\/em>, Queriniana, Brescia 1993, p. 124.<\/span><\/p><\/div>\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a39a934 elementor-widget-divider--view-line elementor-widget elementor-widget-divider\" data-id=\"a39a934\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"divider.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-divider\">\n\t\t\t<span class=\"elementor-divider-separator\">\n\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a086259 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"a086259\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-xs elementor-animation-grow\" href=\"https:\/\/teilhard.eu\/testi-su-teilhard-de-chardin\/\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">home TESTI SU Teilhard de Chardin <\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"author":85,"featured_media":20905,"template":"","categories":[],"autori":[208],"testi_su_tdc_folder":[],"class_list":["post-20863","testi_su_tdc","type-testi_su_tdc","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","autori-paolo-trianni"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.8 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Teilhard de Chardin profeta e precursore del dialogo interreligioso e della teologia delle religioni - CENTRO STUDI \u201cTeilhard de Chardin per il futuro dell\u2019uomo\u201d<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/teilhard.eu\/eo\/testi_su_tdc\/teilhard-de-chardin-profeta-e-precursore-del-dialogo-interreligioso-e-della-teologia-delle-religioni\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"eo_EO\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Teilhard de Chardin profeta e precursore del dialogo interreligioso e della teologia delle religioni - CENTRO STUDI \u201cTeilhard de Chardin per il futuro dell\u2019uomo\u201d\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"di Paolo Trianni Teilhard de Chardin \u00e8 stato un precursore della moderna teologia delle religioni e del dialogo interreligioso contemporaneo. 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